Confesso: nel '90 ho fatto l'occupazione, la pantera, psicologia di Padova occupata 2 mesi, dal 23 gennaio al 23 marzo (ricordo ancora le date). E dunque è con molta nostalgia che vedo gli studenti 2008 occupare.

Non ho letto in dettaglio il decreto Gelmini, ma per quel poco che ne so non mi piace affatto.

Discussioni e proposte intelligenti, però, ne ho sentite poche. Nessuna, mi verrebbe da dire, dal mondo politico. Che il comportamento della destra in materia sia deludente non mi stupisce. Mi rammarica il fatto che la sinistra non sappia fare di meglio.

Oggi mi è capitato di leggere tre articoli che si occupano, in modo diverso, della scuola, della formazione, della ricerca.

La prima è un post di Simona Siri. Con il suo tono informale Simona sostiene, giustamente, che è difficile avere una scuola di qualità quando i suoi docenti sono pagati talmente poco che gli stessi studenti possono ironizzare con sarcasmo sul loro stato economico.

Il secondo articolo è pubblicato su Lavoce.info: Studiare, l'investimento che non rende. Nel loro articolo gli autori sostengono, citando fonti ocse e oecd, che un laureato assunto in un'azienda privata guadagna poco di più di una persona con licenza elementare. Tre, secondo gli autori, le cause di questo declino:

  1. le aziende italiane investono pochissimo in tecnologia e in ricerca, e dunque c'è poco spazio per i laureati, che spesso hanno mansioni di livello inferiore alla loro preparazione.
  2. in conseguenza anche del primo punto, le aziende italiane producono beni a bassa tecnologia, dove il vantaggio competitivo si basa unicamente sul basso costo della manodopera, e dove l'alta formazione è praticamente inutile.
  3. il mercato del lavoro penalizza i laureati, in quanto la contrattazione collettiva ed i sindacati tendono a privilegiare altri livelli occupazionali.

In Italia, dunque, studiare è antieconomico: si spendono anni e soldi, e alla fine si guadagna quanto chi ha cominciato a lavorare a 17 anni.

Il terzo articolo è di Gianluca Salvatori che, oltre a scrivere per il Sole 24 ore, è anche il migliore degli assessori della Provincia Autonoma di Trento. Nel suo Per favore, parliamo di riforma Salvatori sostiene correttamente che il decreto Gelmini non è una riforma, ma semplicemente un modo per tagliare una voce di bilancio. Non ha senso, sostiene Salvatori, difendere un sistema universitario dove la meritocrazia è un miraggio. Non ha senso parlare di riforma senza identificare dei criteri di valutazione dell'operato dei ricercatori, dei docenti, delle facoltà e delle università.

Il panorama, dunque, è desolante. Desolante lo stato della scuola, dalle medie all'università. Desolante lo stato delle nostre aziende, capaci di affermarsi soltanto grazie alla politica salariale. Desolante il panorama politico, capace di scannarsi su un decreto ma incapace di immaginare un modello di investimenti funzionale e meritocratico.

Non è un caso che, in un contesto culturale come questo, abbiano successo iniziative come quelle del ministro Brunetta, che vuole mettere tornelli dappertutto. Come se il numero di ore passato in ufficio fosse, di per se, una garanzia di professionalità