Seguo con interesse il blog di Gianluca Salvadori, sempre ricco di spunti. In uno degli ultimi post Gianluca riprende un'articolo pubblicato su lavoce.info, concernente il rapporto fra immigrazione e criminalità.

Il dato statistico mette a confronto il numero di crimini in italia dal 1990 al 2004, e contemporaneamente la presenza di immigrati nel nostro paese. Se, come spesso si ritiene, l'immigrazione porta criminalità, allora dovremmo aspettarci una correlazione fra la presenza di immigrati ed il numero di crimini. Così, però, non è. Dal 1990 al 2004 il numero di immigrati è quintuplicato, mentre il numero di reati è rimasto sostanzialmente invariato.

Se si distinguono le tipologie di crimine, si vede che vi è una correlazione a livello locale, ma solo per i reati contro la proprietà (praticamente, i furti). Detto in altri termini: nelle province in cui l'immigrazione è stata più alta è aumentato il numero di reati contro la proprietà. È comunque degno di nota che in 14 anni questo tipo di reati è diminuito: da 4 denunce ogni 100 abitanti nel 1990 a 3 ogni 100 abitanti nel 2004.

Per quanto riguarda i reati più gravi, e specificamente i reati di omicidio, vi è una correlazione negativa fra numero di reati e presenza di immigrati: gli immigrati sono presenti prevalentemente nel centro-nord, mentre le regioni con più alto numero di omicidi sono al sud.

Riassumendo:

  1. la percezione di aumento di criminalità è destituita di fondamento: non vi è alcun aumento di criminalità;
  2. la correlazione (che, tra l'altro, non significa causa) fra immigrazione e reati è vera soltanto in alcune province, e solo per i reati contro il patrimonio;
  3. i reati più gravi vengono commessi per lo più nelle regioni con più basso tasso di immigrazione.