A casa mia, in questi mesi invernali, il soggiorno è il luogo più accogliente, perché c'è il fuoco a legna a scaldare la stanza. Purtroppo è anche la stanza della TV. Questa settimana la TV era il 14 (rai sport, olimpiadi invernali) e rai 1, Sanremo. Dunque, mio malgrado, ho visto il festival. E a questo punto dico la mia.

Primo: Sanremo è il festival della televisione. Lo dimostra il podio: primo il concorrente di Amici, secondi i Raccomandati, terzo X-factor. Canale 5 vince per la seconda volta consecutiva, davanti a rai 1 e rai 2. Personalmente ritengo non ci sia nulla di male, nel fatto che il festival della canzone sia diventato festival della televisione. Basta dirlo.

Secondo aspetto: Maurizio Costanzo ha portato sul palco gli operai di Termini Imerese, e ha chiesto l'opinione di Bersani (fischiato) e Scajola. Che senso aveva? Ci si vergogna di fare uno spettacolo di intrattenimento leggero? E portare 3 operai e 2 politici davvero conferisce spessore all'evento?

Terzo aspetto: la triade che è arrivata seconda. Scandalosa. Non so quanto il televoto sia stato dopato (è noto che le case discografiche comperano migliaia di telefonate - sms per guadagnare voti). Il mio timore è che lo sia poco. Il mio timore è che vi sia una parte della popolazione che ha deciso di votare il principino e il pokerista perché abbindolata dai riferimenti patriottici: canto al mondo e a dio italia amore mio? Davvero, mancava soltanto il ritornello di faccetta nera: e canteremo viva il duce e viva il re. La cosa mi preoccupa ma purtroppo non mi sorprende.

Non mi sorprende che due personaggi senza arte né parte, dei raccomandati, arrivino secondi. Come dice giustamente Leandro Agro su Facebook, "Visto Sanremo, vista l'Italia".

Non mi sorprende, ma mi preoccupa, che una canzone che trasmette i germi di un patriottismo bigotto e monarchico arrivi sul podio.

Non mi aspettavo che al coro si aggiungesse Lippi, che giovedì sera ha tirato su un pistolotto vergognoso sulla nazione e la nazionale: dio patria e pallone. Sono quasi 30 anni, oramai, che ai mondiali e agli europei tifo contro l'Italia (ebbene sì, da quel pomeriggio del 1982 in cui l'Italia li estromise che tifo Brasile). Fino a giovedì, era una questione sostanzialmente viscerale, il fastidio verso l'idea di dover fare qualcosa perché la fanno tutti. Era, probabilmente, fino a giovedì, un atteggiamento snob. Ma grazie a Lippi e ai raccomandati, ora ho un motivo razionale per farlo. Tiferò contro gli azzurri perché non mi riconosco nella trinità di dio, patria e pallone.