UXUniversity

La scorsa primavera (credo fosse maggio), Stefano Dominici ed io ci sentimmo, al telefono, per un possibile lavoro. Alla fine della telefonata, Stefano mi racconta che Usertestlab sta cambiando sede. Nella nuova sede, mi dice, c'è uno spazio perfetto per fare formazione, e mi racconta che vorrebbe organizzare dei corsi, di una o due giornate, per 5 - 6 persone.
"Ti piacerebbe tenere uno di questi corsi?" mi chiede. Sì, certo, rispondo. Di cosa pensi potrei parlare? Beh, fa lui, "potresti farlo sul card sorting".

Da allora è passato qualche mese, e l'idea di Stefano è diventata realtà, e si chiama UXUniversity. Fare parte del progetto mi piace molto, per almeno due motivi. Il primo: insegnare mi piace. Mi piace farlo all'università, e mi piace farlo in occasioni come queste. Ma soprattutto, mi fa piacere far parte di una squadra fortissimi: oltre a Stefano (introduzione all'xd), UXUniversity può contare su professionisti del calibro di Raffaele Boiano, che parlerà di rapid prototyping, Letizia Bollini (Interfacce grafiche che funzionano), Andrea Fiacchi (Scrivere per il web), Maria Cristina Lavazza (Personas e scenari), Giacomo Mason (Intranet Management) e Raffaella Roviglioni (Interviste narrative).

Architettura dell'informazione partecipativa

Da maggio, anche il profilo del mio corso si è evoluto. Il card sorting è uno strumento estremamente utile, ma mi piaceva l'idea di inserirlo in un contesto di più ampio respiro, anche dal punto di vista metodologico.

Il card sorting è lo strumento più noto per coinvolgere gli utenti nella definizione della struttura di un sistema informativo. Ma il coinvolgimento degli utenti dovrebbe avere avvenire anche in altre fasi della definizione del perimetro informativo, per capire:

  • cosa gli utenti si aspettano di trovare: quali informazioni, quali funzioni, quali servizi;
  • qual'è il loro lessico, che nome danno alle cose;
  • che importanza attribuiscono ai vari elementi (info, funzioni, servizi).

Per questa ragione, ho preferito immaginare un programma più ad ampio respiro, dove descrivere tutti i principali strumenti (free listing, valutazione di importanza, card sorting, affinity diagram) finalizzati al coinvolgimento degli utenti nella (macro) architettura informativa.

Perché coinvolgere gli utenti?

A questo punto, potresti domandarti: perché chiedere agli utenti? Se sei un bravo ux designer, le cose dovresti saperle tu, non loro.

Ne sei sicuro? Proviamo ad immaginare questo scenario, particolare ma non troppo: sei stato coinvolto in un progetto di design delle cartelle cliniche elettroniche: strumenti che verranno utilizzati da personale medico e paramedico. Sei davvero convinto di sapere, ad esempio, come classificare le patologie, senza l'aiuto degli specialisti che andranno ad utilizzare lo strumento?

Beh, dirai tu (lo so che ami il ruolo di avvocato del diavolo), questo è davvero un esempio particolare. Generalmente gli utenti sono persone normali, e dunque non c'è ragione di doverli coinvolgere, perché il loro modo di classificare le informazioni dovrebbe essere ovvio.

Provo a risponderti con un altro esempio, legato al servizio di internet banking. Immagina una funzione che ti permette di classificare le tue spese (tecnicamente, le tue uscite). Ti piacerebbe questa funzione? Probabilmente sì, ti darebbe la possibilità di capire dove finiscono i tuoi soldi. Ebbene, come ti aspetti che vengano classificate queste spese? Per la banca, la modalità più semplice, ed in fondo anche la più logica, è quella di categorizzarle per strumento di pagamento: pagamenti pos, bonifici, bollette, F24 e così via. Ma se chiedi a dei potenziali utenti, loro ti diranno che vorrebbero classificare le spese in base a categorie diverse: spese quotidiane, spese per la casa, per il tempo libero, per i figli, e così via. Come lo so? Glie lo abbiamo chiesto.

Concludendo: il modello mentale degli utenti non è necessariamente quello dell'architetto dell'informazione (o degli stakeholder). Anzi: tipologie di utenti diversi possono avere modelli mentali diversi (ma questo è un altro tema, quello della consensus analysis).

Il principio fondante lo user centered design è che è il servizio che si deve adattare agli utenti, e non viceversa. Nel mio ultimo post avevo paragonato l'architetto dell'informazione ad un cameriere. Oggi, la metafora è quella del sarto, che coinvolge gli utenti, prende loro le misure, e cerca di creare un servizio che si adatti ai loro bisogni, alle loro risorse, alle loro aspettative.

Il corso

Se ti ho incuriosito, puoi andare a dare un occhio alla scheda del corso e, se la cosa ti interessa, ti puoi pre-iscrivere.

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