Oggi, cento anni fa, la follia della prima guerra mondiale. Gli inutili massacri, la distruzione, la fame, la disperazione. La morte.

Cento anni fa, i profughi eravamo noi. Era mia nonna, bambina, con le sorelline e la madre. Intere popolazioni strappate alla loro terra: gli uomini al fronte, le donne, i vecchi e i bambini profughi, nelle città di legno, a volte mal sopportati dalle popolazioni ospiti. Famiglie smembrate. Molti, troppi, non tornarono. E coloro che tornarono non trovarono che distruzione.

Oggi, dopo cento anni, le notizie degli inutili massacri, della distruzione, che arrivano dalla Siria, dall'Iraq, fanno ancora più rabbia.
Oggi, dopo cento anni, siamo ancora incapaci di riconoscere, nello sguardo dei nuovi profughi, lo sguardo delle nostre nonne, dei loro vecchi, dei loro bambini.

Forse oggi, fra cento anni, i nostri nipoti riusciranno a costruire un mondo senza eserciti, senza confini, senza profughi e senza pregiudizi.

Baracche dell'esercito Italiano alle Porte del Pasubio Fonte: La grande Guerra