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Con una laurea in filosofia orientale e una in Biblioteconomia, Maria Cristina Lavazza è Head of Experience a UtLab.
Architetto dell’informazione e experience designer è specializzata nella ricerca su e con le persone e nei metodi partecipativi. È inoltre design thinker certificata.
Esplora e riprogetta l’esperienza delle persone per organizzazioni nazionali e internazionali, pubbliche e private.

È docente di user experience design presso differenti realtà come IED, IULM, RUFA, LUISS, Università per Stranieri di Perugia, insegna e facilita corsi e workshop dove aiuta le aziende a ripensare il loro approccio ai clienti e alle persone interne.

È autrice di Comunicare la User Experience (2011 Apogeo) e UX Domino Card, Radical Collaboration e Le carte di Designer in Gioco (2015, 2018, 2020 UXUniversity).

Comunicare la User Experience, UX Domino cards, Radical collaboration, Designer in gioco

Pubblica regolarmente sul suo blog ma anche per riviste e giornali.

È relatrice a convegni nazionali e internazionali sui temi del design partecipativo e dello human/customer centered design.

Penso che i prodotti siano un punto d’arrivo ma amo sopra ogni cosa i processi e le persone che li innescano.

Appunti

Alcuni appunti della conversazione con Maria Cristina.

Comunicare i risultati di un progetto è una parte integrante del processo, che va raccontata nel modo giusto. È molto importante lo storytelling, la narrazione giusta con gli strumenti giusti di quel pezzo di lavoro. È necessario portare il committente dentro al design, per aumentare la connessione rispetto ai risultati, aumentare la consapevolezza delle scelte.

Questa forma di comunicazione è fortemente legata alla collaborazione. Noi cerchiamo di innescare una trasformazione; l'organizzazione sposa un approccio, è parte integrante del processo, partecipa a vari livelli, in ogni fase. Se vuoi essere diverso fuori devi essere diverso dentro, altrimenti si passa una mano di vernice e basta, mentre essere diversi internamente significa essere diversi sul mercato. È necessario iniziare un percorso in cui le persone diventano centrali nel contributo che possono dare, nello scoprire il proprio talento. Collaborare è fare un percorso di trasformazione, conoscersi come persone. C'è bisogno di un linguaggio comune, di trovare il linguaggio del gruppo.

Le resistenze al cambiamento sono dovute alla paura. Esistono tanti livelli di freni al cambiamento interno. Se smettiamo di ripetere gli stessi comportamenti in maniera identica ed automatica, se ragioniamo in maniera diversa, da designer, chiedendoci il perché delle cose, come stiamo lavorando, scatta qualche cosa. Perché funzioni è necessario che quella organizzazione assuma quel tipo di cultura, a partire dalla leadership, altrimenti non funziona.

Il gioco fa parte di questo processo. Lo spirito di giocosità permette di creare dei nuovi spazi, nuove regole. Il gioco ha bisogno di regole per arginare lo spazio. Il gioco ti permette di esplorare e di avere il coraggio di esplorare, può fornire degli strumenti in più rispetto alle regole che non ci appartengono

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radioux (6) |

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