versione alpha
Questa è la prima bozza del post. Se hai feedback, commenti, critiche sei pregato di contattarmi via mail (bussolon at gmail.com), linkedin, facebook.

L'architettura dell'informazione

In centro a Trento c'è un parcheggio sotterraneo che mi è molto comodo, perché sta a due passi dall'azienda per la quale sto facendo una consulenza in questo periodo. Il problema è che ogni volta devo cercare di orientarmi per capire dove sono gli ascensori. La penultima volta credo di averci perso cinque minuti, tentando di uscire dalla parte sbagliata, e considerando che ero entrato nel parcheggio alle 8.56 e che la riunione iniziava alle nove, la cosa risultò piuttosto fastidiosa. L'ultima volta sono riuscito a trovare gli ascensori abbastanza in fretta, ma al momento di uscire con l'auto ho imboccato una direzione (permessa dalle frecce) che mi ha portato ad un vicolo cieco, costringendomi a fare manovra per girarmi.

Questo aneddoto ci dice alcune cose. La prima, è che io sono un disastro nell'orientarmi. Ma quello è un problema mio, e non è nemmeno il mio problema più grave. La seconda è che - nel momento in cui facciamo delle scelte - facciamo implicitamente una valutazione dei costi e dei benefici. Quel parcheggio è - in termini economici - relativamente più costoso di altre possibili soluzioni, ma è molto pratico perché vicino al luogo dove devo andare. Dunque un risparmio in termini di tempo e di fatica fisica. Ma se per trovare l'uscita devo spendere 5 minuti, il vantaggio temporale diminuisce.
Se uno spazio è organizzato male e segnalato peggio utilizzarlo diventa più faticoso (devo ricordarmi la strada da fare) e più costoso in termini di tempo. Questo vale per gli spazi fisici, vale ancora di più per i domini informativi.

Ed è qui che entra in gioco l'architettura dell'informazione:

Architettura dell'informazione
Termine utilizzato per descrivere il processo di progettazione, implementazione e valutazione di spazi informativi che siano psicologicamente e sociologicamente accettabili dagli stakeholders. Dillon (2002)

Il fine della architettura dell'informazione è di ridurre i costi temporali e cognitivi della fruizione dei dati e di massimizzarne il loro valore.

La Cognitive Information Architecture

L'approccio che voglio introdurre - e a cui ho dato l'altisonante etichetta di Cognitive Information Architecture, o CogIA - si basa sull'assunto che comprendere come le persone vedono il mondo, come si rappresentano la conoscenza, come la scambiano con l'ambiente e con le altre persone, e quali siano i loro punti di forza ed i loro limiti possa aiutarci nell'intento di creare sistemi informativi di valore.

SEO4H

La CogIA vuole essere una sorta di SEO per gli umani. La SEO (search engine optimisation) è finalizzata a fare in modo che pagine, testi, metadati, informazioni siano ottimizzate per essere viste, comprese ed apprezzate da google. Ebbene, la CogIA si propone di essere la CEO: cognitive engine optimization.

La SEO si basa su due passaggi:

  • capire come funziona la search engine di google
  • adattare i contenuti alla search engine

L'idea della cogIA è di offrire degli strumenti per adattare i contenuti all'engine cognitiva delle persone, al fine di aumentare il valore dell'informazione e diminuire i costi cognitivi ad elaborare l'informazione ed integrarla nella propria conoscenza.

Gli assiomi della CogIA

La cognitive information architecture parte dal presupposto che il sistema informativo deve

  • rispecchiare il mondo rappresentato
  • adattarsi al modo in cui le persone vedono il mondo, rappresentando le unità fenomenologiche della conoscenza (i mattoni di base delle esperienze)
  • essere in risonanza con le strutture cognitive, con gli schemi e con il linguaggio degli utenti e degli esperti di dominio
  • rispettare le potenzialità ed i limiti dell'architettura cognitiva
  • integrarsi nella rete di conoscenza in cui gli utenti sono immersi, nei rapporti fra gli attori, e la loro interazione e comunicazione
  • farsi carico di parte dell'elaborazione dell'informazione

Una meta architettura dell'informazione

Potremmo dire che la CogIA è una meta architettura dell'informazione: un modo per strutturare e sistematizzare la conoscenza relativa all'architettura dell'informazione.
In quanto tale, deve rispondere ad una serie di questioni:

  • Cos'è l'informazione? Che rapporto c'è fra informazione e conoscenza?
  • Cos'è la conoscenza? Dov'è la conoscenza? Come è distribuita? In quali contesti? In quali entità?
  • Com'è rappresentata la conoscenza nella testa delle persone?
  • Quali sono i possibili metodi per far emergere la conoscenza relativa ad un dominio?
  • Come va rappresentata la conoscenza in uno spazio informativo?
  • Come si può favorire lo scambio di informazioni e conoscenza fra i vari nodi/attori?
  • Cos'è l'architettura dell'informazione? Perché è importante?
  • Come possiamo utilizzare le capacità computazionali dei calcolatori per ridurre il carico cognitivo delle persone?

Il progetto è decisamente ambizioso, e questo post vuole essere solamente una introduzione in cui viene esposta una prima versione della struttura di questo modello, ed alcune brevi risposte alle questioni elencate, prevalentemente rimandando il lettore a slide e risorse esterne.

Informazione e conoscenza

In questo modello il concetto di informazione è strettamente legato a quello di conoscenza.

La conoscenza (intesa in senso estremamente ampio) è la capacità degli animali di coordinare i propri comportamenti al fine di massimizzare la propria fitness. È la capacità di coordinare le risorse materiali e immateriali di cui dispone, al fine di massimizzare la probabilità di soddisfare le motivazioni proprie o quelle dell'organizzazione o del gruppo sociale a cui appartiene.

La conoscenza implica una serie di capacità:

  • la capacità di riconoscere gli aspetti salienti di un contesto (naturale, sociale, culturale), di riconoscere dei pattern
  • il possesso di un repertorio di regole per fare delle scelte in base alle motivazioni, alla situazione, alle risorse di cui si dispone
  • il possesso di un repertorio di script di azioni
  • la capacità di identificare opportunità ed affordance
  • la capacità di crearsi dei modelli del dominio
  • la capacità di fare delle previsioni
  • la capacità di fare delle scelte e prendere delle decisioni in base al modello
  • la capacità di pianificare delle attività, in base al modello
  • la capacità di intraprendere le azioni previste dal piano delle attività (eseguire il piano)
  • la capacità di monitorare il processo dell'attività e delle azioni
  • la capacità di valutare il processo ed i risultati, in base anche alle aspettative

E l'informazione? L'informazione è ciò che permette di nutrire la conoscenza. Uso la metafora nutrire perché si ricollega all'idea di information scent, e information foraging: animali e persone seguono il profumo dell'informazione. Ne parla anche Luca Rosati nel post sul web come uomini delle caverne? Dalla raccolta delle bacche alla navigazione

Uno stimolo diventa informazione se contribuisce a creare, sviluppare ed aggiornare delle rappresentazioni dell'ambiente fisico, sociale, psicologico e concettuale degli individui.

Informazione sono i pattern che l'agente riesce a cogliere e riconoscere, informazione è ciò che gli permette di identificare opportunità e affordance, di monitorare il processo e di valutarlo. Attraverso l'esperienza l'agente può aggiornare il modello del dominio ed il repertorio di regole. Modello e repertorio possono essere aggiornati ed arricchiti anche attraverso delle attività finalizzate all'apprendimento.

L'informazione ha dunque un senso solo se si integra nelle strutture cognitive esistenti di una persona, ed è saliente se porta una parte di novità in strutture esistenti.

Information is a difference which makes a difference
Gregory Bateson

Sul tema della conoscenza e sulla distinzione fra conoscenza implicita ed esplicita rimando alle slide La conoscenza.

Dov'è la conoscenza? Come è distribuita? In quali contesti? In quali entità?

Le rappresentazioni sono distribuite: in parte nella testa degli individui, in parte nell'ambiente (compresi gli artefatti cognitivi), in parte fra varie persone. La conoscenza è il risultato dell'interazione della rete di conoscenza fra gli agenti, il territorio e gli artefatti.

la rete di conoscenza

La conoscenza è distribuita per molteplici motivi.

  • per ragioni di economia cognitiva: è impossibile ricordare tutto, e dunque esternalizziamo parte delle informazioni e delle rappresentazioni
  • il territorio è una mappa: non è necessario memorizzare ciò che quando serve può essere facilmente percepito
  • perché è un approccio funzionale ed opportunistico: mappo solo quello che mi può servire
  • il mondo cambia: per la parte che cambia non ci si può basare sulla memoria, ma è necessario acquisire i nuovi dati ed aggiornare la rappresentazione
  • creiamo ed utilizziamo delle mappe esterne, gli artefatti cognitivi
  • disseminamo il territorio di briciole di pane
  • la conoscenza è distribuita fra agenti (persone)

Com'è rappresentata la conoscenza nella testa delle persone?

Nella metafora SEO/CEO si sottolineava il fatto che per ottimizzare i contenuti la SEO deve capire come funzionano i motori di ricerca (una sorta di esegesi di Google). Lo stesso vale per la CogIA: per ottimizzare i sistemi informativi, è utile capire come funziona la cognitive engine.

I quattro livelli di rappresentazione

Possiamo identificare quattro livelli di analisi:

  1. Il livello fenomenologico, i mattoni dell'esperienza cosciente delle persone: gli eventi (le esperienze, le attività), le cose, i luoghi/i contesti, le altre persone/attori, le idee.
  2. Il livello mentale: noi immagazziniamo la conoscenza in strutture, schemi, modelli mentali, modelli concettuali, memorie episodiche, storie, associazioni, gradienti, spazi concettuali, grafi, alberi, tassonimie, relazioni tematiche.
  3. Il substrato neurocognitivo: le rappresentazioni mentali sono incarnate nel sistema neurocognitivo: la memoria episodica, la memoria semantica, le mappe percettive, le aree motorie, la memoria di lavoro. Entrare nel dettaglio delle neuroscienze è decisamente fuori dal perimetro della CogIA (per quanto la struttura dell'ippocampo e le funzionalità della corteccia prefrontale mediolaterale sono argomenti affascinanti). Ma avere un'idea di massima di come le rappresentazioni mentali siano implementate nel cervello aiuta a capire le potenzialità ed i limiti della nostra mente.
  4. Il livello linguistico. La linguistica cognitiva ci insegna che il linguaggio è lo specchio di una parte importante della nostra conoscenza esplicita.

I componenti dei quattro livelli

Su alcuni degli elementi dei vari livelli rimando alle slide "funzioni esecutive, modelli, memoria".
Per quanto riguarda il livello linguistico - e la possibilità di analizzare il linguaggio per far emergere i mattoni fenomenologici - ne parlo nelle slide dedicate alla "grammatica della user experience".

Quali sono i possibili metodi per far emergere la conoscenza relativa ad un dominio?

Oltre alle già citate slide sulla conoscenza, rimando alle slide dedicate ai metodi di elicitazione della conoscenza.

un grafo sui metodi
potrebbe essere interessante creare un grafo relativo ai metodi

Come va rappresentata la conoscenza in un dominio informativo?

Una parziale risposta a questa domanda sono le slide rappresentare la conoscenza

Come si può favorire lo scambio di informazioni e conoscenza fra i vari nodi/attori?

In parte ne parlo nelle già citate slide sulla conoscenza, ma è un argomento che andrebbe approfondito meglio.

Come si può rappresentare la conoscenza per facilitare il compito delle persone?

All'EuroIA di Stoccolma ho presentato l'idea di calm information architecture, in cui sostenevo la necessità di evitare l'overload cognitivo e gli effetti di interferenza - ovvero quelle circostanze in cui una nuova informazione interferisce con ciò su cui la memoria di lavoro si sta focalizzando.

Come utilizzare le capacità computazionali dei calcolatori per ridurre il carico cognitivo delle persone?

Ne ho parlato al WUD di Torino del 2017, nel talk la cognizione dell'inclusione. Anche questo argomento andrebbe approfondito.

Euristiche

Gli assiomi che ho elencato ci aiutano a definire delle regole per creare una buona architettura dell'informazione. Anche in questo caso la versione è del tutto provvisoria (chiamala, se vuoi, versione alpha).

  1. Il sistema informativo deve rappresentare gli eventi, le attività, gli oggetti, gli agenti, i contesti, i concetti
  2. L'informazione deve entrare in risonanza con le conoscenze dell'utente, e deve integrarsi con le rappresentazioni mentali
  3. Le modalità di rappresentazione delle informazioni devono sfruttare le potenzialità e rispettare i limiti del substrato neurocognitivo. Più in particolare, è necessario che l'interazione non abusi dell'attenzione dell'utente.
  4. Il carico cognitivo va distribuito fra l'utente e il sistema - il sistema deve farsi carico delle attività computazionali che risultano faticose per le persone e semplici per i calcolatori
  5. Il sistema deve integrarsi nella rete di conoscenza dell'utente

Conclusioni

Sebbene io stia ragionando su questa idea da circa due anni, il framework è ancora molto acerbo. Ciononostante, lo sto rendendo pubblico perché sento la necessità di ricevere dei feedback da parte dei colleghi ux e infoarchitetti. Pertanto, mi farebbe davvero piacere ricevere le vostre impressioni, osservazioni, critiche.

Ho scelto questo momento anche perché il 4 e 5 ottobre ci sarà il XIII IA SUMMIT 2019 - Architecta, e dunque con qualcuno di voi potrò discuterne di persona.

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