In ricordo di zio Tullio

Pubblicato da Stefano Bussolon il 16 luglio 2016 in personale Parole chiave: personale | emozioni |
Lunedì 11 luglio, alle 4:30, si è spento fra le mie braccia zio Tullio, fratello di mio padre. Da una parte c'è la consapevolezza che andarsene serenamente, nel proprio letto, a novant'anni, è una fortuna. E ciononostante non si è mai pronti, non si vorrebbe mai che quel momento arrivasse.

È un anno difficile, questo, per la nostra famiglia. A marzo se n'è andato tuo fratello, Remo. Ora ci lasci tu, e Giuliano non può essere qui a salutarti. Se ne vanno i testimoni di una generazione nata sulle macerie della prima guerra, che ha conosciuto la povertà, e il disastro della seconda. Ma di quella generazione siete stati la gioventù che ha saputo reagire, ricostruire, e che ha avuto il coraggio di ripartire.

Scriveva Goethe che ognuno di noi dovrebbe nutrire le proprie radici e le proprie ali. Le tue ali hanno avuto la forma di una valigia di cartone. Spinto dalla necessità, dal coraggio e dall'ambizione hai lavorato, per tredici anni, in Svizzera. Hai cominciato con i lavori più umili, e sei arrivato alla portineria del Savoy, il miglior albergo di Zurigo. Raccontavi che, in uno degli alberghi in cui hai lavorato, il proprietario mandava te a depositare l'incasso della giornata in banca. E il solo fatto che uno svizzero affidasse ad un italiano i propri soldi era rivoluzionario.

In svizzera hai imparato il tedesco, hai studiato il francese e l'inglese. Pochi mesi fa ho sfogliato la tua grammatica della lingua inglese, edizione 1947. Raccontavi di aver fatto domanda di lavoro nel Regno Unito, per impararlo meglio, ma che ti negarono il visto, in tempi in cui le frontiere erano chiuse. Insomma hai anticipato di 60 anni la generazione Erasmus.

Le ali ti hanno portato in Europa, e ti hanno permesso di avere una prospettiva più alta, un orizzonte più ampio. Le radici ti hanno riportato alla Streva, dov'eri nato. Con mio padre avete comperato l'albergo che fu del nonno. Lo avete trasformato, lo avete messo a nuovo, ne avete fatto il luogo di incontro di due province, due culture (i trentini e i tagliani), per almeno due generazioni. Due generazioni hanno trascorso le loro vacanze, si sono divertiti, hanno ballato, hanno mangiato e bevuto, si sono incontrati, conosciuti, sposati alla Streva. Lo hai gestito per cinquant'anni, e ti sei ritirato che ne avevi 85. Ultimamente dicevi di essere stufo, ma non ti ho mai sentito dire di essere stanco.

Nella tua vita hai nutrito le tue radici e le tue ali. Ci addolora sapere che il tuo corpo sta tornando alle radici, alla terra. Ci consola la convinzione che alla tua anima siano già spuntate le ali.

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