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Buon solstizio 2012
Anche quest’anno, come tutti gli anni, i miei sono auguri laici: buon solstizio a tutti.
L’unica novità, quest’anno il solstizio coincide con la fine del mondo
Qualora i Maya dovessero sbagliare, mi piace immaginare il nuovo anno come una pagina bianca. O, vista la stagione, una bianca distesa di neve, tutta da percorrere.
Buon anno, e buone feste.

Perché danzo
Dance first. Think later. It’s the natural order.
Samuel Beckett
iWorker

La notizia del giorno l’ho letta sul corriere di oggi, versione cartacea. Non sono sicuro che chi l’ha pubblicata fosse consapevole dell’importanza simbolica di scriverla oggi, primo maggio, festa dei lavoratori.
La notizia, in realtà, pare sia datata agosto 2011, ma non importa. Foxconn è una delle più grandi fabbriche al mondo: un milione di persone impiegate a costruire iPad, iPhone, ma anche kindle ed altri costosi giocattoli. Negli ultimi anni, Foxconn era salita tristemente alla ribalta per l’elevato numero di suicidi, dovuti alle condizioni di lavoro eccessive e alle paghe troppo basse.
Ebbene, l’azienda è stata costretta ad aumentare le paghe, del 15, 25%. Questa mossa, però, rischia di renderla meno competitiva e meno appetibile. Per questo motivo l’amministratore delegato, nell’agosto dello scorso anno, ha annunciato l’intenzione di installare, entro il 2013, 1 milione di robot.
La cosa può piacere o meno, ma il trend è quello. Nei prossimi 3, 5 anni, probabilmente soltanto le aziende più grandi, quelle con le risorse maggiori, potranno fare questo passaggio. Ma, a partire dal 2020, è lecito supporre che la singularity avrà luogo su grande scala: sitemi di produzione completamente o altamente automatizzati, che grazie all’evoluzione dell’intelligenza artificiale, della computer vision e dell’automatizzazione, saranno capaci di sostituire, se non completamente almeno in larga parte, il ruolo degli operai.
Questo significa che l’industria, che in occidende già oggi pesa per meno del 25% del pil e dell’occupazione, perderà milioni di posti di lavoro. Per chi non ha un livello di istruzione adeguato, trovare lavoro – e mantenerlo – diventerà sempre più difficile.
Amico fragile
Stavo ancora con la Puny, la mia prima moglie, e una sera che eravamo a Portobello di Gallura, dove avevamo una casa, fummo invitati in uno di questi ghetti per ricchi della costa nord. Come al solito, mi chiesero di prendere la chitarra e di cantare, ma io risposi -«Perché, invece, non parliamo?». Era il periodo che Paolo VI aveva tirato fuori la faccenda degli esorcismi, aveva detto che il diavolo esiste sul serio. Insomma a me questa cosa era rimasta nel gozzo e così ho detto: «Perché non parliamo di quello che sta succedendo in Italia?». Macché, avevano deciso che dovessi suonare.
Allora mi sono rotto le palle, ho preso una sbronza terrificante, ho insultato tutti e sono tornato a casa. Qui mi sono chiuso nella rimessa e in una notte, da ubriaco, ho scritto Amico fragile. LaPuny mi ha stanato alle otto del mattino, non mi trovava né a letto né da nessuna parte, ero ancora nel magazzino che finivo di scrivere.
(da wikipedia)
perché già dalla prima trincea ero più curioso di voi,
ero molto più curioso di voi.
Buon compleanno, amico fragile.
Droga: meglio la via Portoghese

Da decenni, in occidente, si combattono guerre contro la droga. I risultati? Pessimi.
Da 10 anni, in Portogallo, si è deciso di intraprendere una strada diversa: liberalizzazione dell’uso personale degli stupefacenti. I drogati, da criminali, sono diventati potenziali pazienti, da trattare (se lo vogliono) con un mix di psicoterapia e assistenza sociale.
I risultati? Il Portogallo ha il più basso tasso di uso di marijuana dell’Unione Europea: proporzionalmente, vi sono meno persone che fumano marijuana in Portogallo che consumatori di coca negli USA. Nei primi anni di questa riforma, i nuovi casi di HIV sono sensibilmente calati. Sensibilmente calati anche i furti, anche perché si stima che, nei paesi occidentali, la microcriminalità sia fortemente legata all’abuso di stupefacenti.
Per questa ragione, Richard Branson, il boss di Virgin, ha proposto di terminare la guerra alla droga, così com’è combattuta in USA e in gran parte dell’Europa, e intraprendere su larga scala la via Portoghese.
Buon solztizio d’inverno 2011
Anche quest’anno, come tutti gli anni, i miei sono auguri laici: buon solistizio a tutti.
E quest’anno, per l’augurio, uso le parole di John Lennon: Happy Xmas (War Is Over). Secondo me, una delle più belle canzoni di natale, anche se, forse, la meno ortodossa – probabilmente, mi piace molto anche per quello.
(Happy Christmas, Kyoko
Happy Christmas, Julian)So this is Christmas
And what have you done
Another year over
A new one just begunAnd so this is Christmas
I hope you have fun
The near and the dear ones
The old and the youngA very merry Christmas
And a happy New Year
Let’s hope it’s a good one
Without any fearAnd so this is Christmas (War is Over, if you want it, war is over now)
For weak and for strong
The rich and the poor ones
The road is so longSo happy Christmas
For black and for white
For yellow and red ones
Let’s stop all the fightA very merry Christmas
And a happy New Year
Let’s hope it’s a good one
Without any fearAnd so this is Christmas (War is over, if you want it, war is over now)
And what have we done
Another year over
And a new one just begunAnd so this is Christmas
And we hope you have fun
The near and the dear ones
The old and the youngA very merry Christmas
And a happy New Year
Let’s hope it’s a good one
Without any fearWar is over, if you want it
War is over nowMerry Christmas
Posted in Personale, video
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Politica e analisi dei dati
Coincidenze: questa mattina, gironzolando sul web, ho incrociato due articoli, apparentemente diversi. Il primo, intitolato Russian legislative elections 2011 – statistical evidence of vote fraud, fa un’analisi della distribuzione del numero dei votanti nei seggi elettorali della Russia, alle ultime elezioni.

Ne emerge che la distribuzione, che dovrebbe essere normale (gaussiana), ha dei picchi strani, che costituiscono una evidenza piuttosto chiara della presenza di brogli.
Il secondo articolo, pubblicato su La Stampa, e girato su Politica responsabile sostiene che per tagliare bisogna studiare. Ovvero: per tagliare gli sprechi nella spesa pubblica, bisogna scoprire dove questi sprechi si annidano. Ebbene, l’articolo non lo dice esplicitamente, ma per capire dove sono gli sprechi, è necessario
- avere i dati
- fare una analisi statistica, che permetta di far emergere le best practices e le anomalie negative.
Mi permetto di chiudere il post con un paio di conclusioni:
- Per capire come funziona il mondo, e come farlo funzionare meglio, capirne di statistica è molto utile.
- Destra e sinistra non sono concetti totalmente superati. Ma, nella complessità odierna, voglio politici e amministratori che riconoscano l’importanza dei dati, che ne facilitino l’apertura e l’interscambio, e che sappiano capire di statistica.
Update: per poter analizzare i dati, è necessario poterne disporre. Ebbene, oggi, la commissione Europea ha pubblicato un comunicato stampa: Agenda digitale: trasformare in oro i dati delle amministrazioni pubbliche, dove si sostiene che i dati sono una miniera d’oro, che vanno resi pubblici.
Carta solare
Ricercatori del MIT hanno sviluppato una tecnologia capace di stampare delle celle solari su della comune carta. Questo processo potrebbe abbattere sensibilmente i costi di produzione dei pannelli.
Al posto di Pierre
Capire il bilancio e il deficit di una nazione non è facile. Proviamo, allora, a trasformare gli stati in persone, o famiglie. Il tutto, dovrebbe diventare più comprensibile.
Immaginiamo, dunque, il signor Pierre. Francese, quarantenne. Il signor Pierre ha avuto un reddito, nel 2010, di quasi 40.000 $ (sto parlando del pil pro capite). Nel 2008 gli era andata meglio (aveva toccato i 44.000) ma insomma, non se la passa poi male. Il problema è che la sua, come tante altre famiglie, spende più di quanto guadagna. Nel 2009, ad esempio, ha avuto un deficit del 7%; ovvero, si è indebitato per il 7% di quanto ha guadagnato. In soldoni, ha fatto debiti per 2500-3000 dollari. Insomma, è il caso di tirare la cinghia (o di guadagnare di più). Anche perché, negli anni, ha accumulato debiti pari all’82% del suo reddito (dato 2010), ovvero quasi 33.000 dollari.
Ultimamente, però, Pierre è piuttosto preoccupato. Non solo per il suo deficit e i suoi debiti, ma anche per come se la passano alcuni amici. Miguel, l’amico spagnolo; Socrates, l’amico greco; Pedro, l’amico portoghese. Ma soprattutto, è preoccupato per Antonio, l’amico italiano. Antonio, che nel 2008 aveva un reddito di 38.000 dollari, nel 2010 ne guadagnava solo 34.000. In se, non un pessimo reddito. Il problema è che Antonio è pieno di debiti: circa il 120% del suo reddito. Approssimativamente, 41.ooo dollari.
Il debito di Antonio con Pierre
Ora, perché Pierre è così preoccupato per le sorti di Antonio? Semplice: secondo un grafico del New York times (relativo al 31.12.2009), una fetta importante del suo debito, Antonio l’ha contratto con Pierre. Antonio deve a Pierre 8000 dollari. Detto in termini assoluti, l’Italia deve ad istituti di credito francesi 511 miliardi.
Il fatto è che si dice in giro che Antonio sia una persona poco affidabile, poco incline a fare sacrifici. Antonio – si dice – è influenzato da persone poco responsabili. In famiglia, da Antonio, si litiga un sacco e non si decide niente. Si dice, in giro, che Antonio potrebbe fallire, potrebbe non essere capace di pagare.
Pierre, che già teme di perdere i soldi prestati a Socrates (75 mld di dollari), è terrorizzato dall’idea che i soldi prestati al’amico Antonio possano andare in fumo, perché le sue casse non potrebbero sopravvivere alla perdita del 20%.
Domanda: se tu fossi al posto di Pierre, cosa faresti?

