Droga: meglio la via Portoghese

Heroina
Da decenni, in occidente, si combattono guerre contro la droga. I risultati? Pessimi.

Da 10 anni, in Portogallo, si è deciso di intraprendere una strada diversa: liberalizzazione dell’uso personale degli stupefacenti. I drogati, da criminali, sono diventati potenziali pazienti, da trattare (se lo vogliono) con un mix di psicoterapia e assistenza sociale.

I risultati? Il Portogallo ha il più basso tasso di uso di marijuana dell’Unione Europea: proporzionalmente, vi sono meno persone che fumano marijuana in Portogallo che consumatori di coca negli USA. Nei primi anni di questa riforma, i nuovi casi di HIV sono sensibilmente calati. Sensibilmente calati anche i furti, anche perché si stima che, nei paesi occidentali, la microcriminalità sia fortemente legata all’abuso di stupefacenti.

Per questa ragione, Richard Branson, il boss di Virgin, ha proposto di terminare la guerra alla droga, così com’è combattuta in USA e in gran parte dell’Europa, e intraprendere su larga scala la via Portoghese.

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Buon solztizio d’inverno 2011

Anche quest’anno, come tutti gli anni, i miei sono auguri laici: buon solistizio a tutti.

E quest’anno, per l’augurio, uso le parole di John Lennon: Happy Xmas (War Is Over). Secondo me, una delle più belle canzoni di natale, anche se, forse, la meno ortodossa – probabilmente, mi piace molto anche per quello.

(Happy Christmas, Kyoko
Happy Christmas, Julian)

So this is Christmas
And what have you done
Another year over
A new one just begun

And so this is Christmas
I hope you have fun
The near and the dear ones
The old and the young

A very merry Christmas
And a happy New Year
Let’s hope it’s a good one
Without any fear

And so this is Christmas (War is Over, if you want it, war is over now)

For weak and for strong
The rich and the poor ones
The road is so long

So happy Christmas
For black and for white
For yellow and red ones
Let’s stop all the fight

A very merry Christmas
And a happy New Year
Let’s hope it’s a good one
Without any fear

And so this is Christmas (War is over, if you want it, war is over now)

And what have we done
Another year over
And a new one just begun

And so this is Christmas
And we hope you have fun
The near and the dear ones
The old and the young

A very merry Christmas
And a happy New Year
Let’s hope it’s a good one
Without any fear

War is over, if you want it
War is over now

Merry Christmas

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Politica e analisi dei dati

Coincidenze: questa mattina, gironzolando sul web, ho incrociato due articoli, apparentemente diversi. Il primo, intitolato Russian legislative elections 2011 – statistical evidence of vote fraud, fa un’analisi della distribuzione del numero dei votanti nei seggi elettorali della Russia, alle ultime elezioni.

Ne emerge che la distribuzione, che dovrebbe essere normale (gaussiana), ha dei picchi strani, che costituiscono una evidenza piuttosto chiara della presenza di brogli.

Il secondo articolo, pubblicato su La Stampa, e girato su Politica responsabile sostiene che per tagliare bisogna studiare. Ovvero: per tagliare gli sprechi nella spesa pubblica, bisogna scoprire dove questi sprechi si annidano. Ebbene, l’articolo non lo dice esplicitamente, ma per capire dove sono gli sprechi, è necessario

  1. avere i dati
  2. fare una analisi statistica, che permetta di far emergere le best practices e le anomalie negative.

Mi permetto di chiudere il post con un paio di conclusioni:

  1. Per capire come funziona il mondo, e come farlo funzionare meglio, capirne di statistica è molto utile.
  2. Destra e sinistra non sono concetti totalmente superati. Ma, nella complessità odierna, voglio politici e amministratori che riconoscano l’importanza dei dati, che ne facilitino l’apertura e l’interscambio, e che sappiano capire di statistica.

Update: per poter analizzare i dati, è necessario poterne disporre. Ebbene, oggi, la commissione Europea ha pubblicato un comunicato stampa: Agenda digitale: trasformare in oro i dati delle amministrazioni pubbliche, dove si sostiene che i dati sono una miniera d’oro, che vanno resi pubblici.

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Carta solare

Ricercatori del MIT hanno sviluppato una tecnologia capace di stampare delle celle solari su della comune carta. Questo processo potrebbe abbattere sensibilmente i costi di produzione dei pannelli.

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Al posto di Pierre

Capire il bilancio e il deficit di una nazione non è facile. Proviamo, allora, a trasformare gli stati in persone, o famiglie. Il tutto, dovrebbe diventare più comprensibile.

Immaginiamo, dunque, il signor Pierre. Francese, quarantenne. Il signor Pierre ha avuto un reddito, nel 2010, di quasi 40.000 $ (sto parlando del pil pro capite). Nel 2008 gli era andata meglio (aveva toccato i 44.000) ma insomma, non se la passa poi male. Il problema è che la sua, come tante altre famiglie, spende più di quanto guadagna. Nel 2009, ad esempio, ha avuto un deficit del 7%; ovvero, si è indebitato per il 7% di quanto ha guadagnato. In soldoni, ha fatto debiti per 2500-3000 dollari. Insomma, è il caso di tirare la cinghia (o di guadagnare di più). Anche perché, negli anni, ha accumulato debiti pari all’82% del suo reddito (dato 2010), ovvero quasi 33.000 dollari.

Ultimamente, però, Pierre è piuttosto preoccupato. Non solo per il suo deficit e i suoi debiti, ma anche per come se la passano alcuni amici. Miguel, l’amico spagnolo; Socrates, l’amico greco; Pedro, l’amico portoghese. Ma soprattutto, è preoccupato per Antonio, l’amico italiano. Antonio, che nel 2008 aveva un reddito di 38.000 dollari, nel 2010 ne guadagnava solo 34.000. In se, non un pessimo reddito. Il problema è che Antonio è pieno di debiti: circa il 120% del suo reddito. Approssimativamente, 41.ooo dollari.

Il debito di Antonio con Pierre

Ora, perché Pierre è così preoccupato per le sorti di Antonio? Semplice: secondo un grafico del New York times (relativo al 31.12.2009), una fetta importante del suo debito, Antonio l’ha contratto con Pierre. Antonio deve a Pierre 8000 dollari. Detto in termini assoluti, l’Italia deve ad istituti di credito francesi 511 miliardi.

Il fatto è che si dice in giro che Antonio sia una persona poco affidabile, poco incline a fare sacrifici. Antonio – si dice – è influenzato da persone poco responsabili. In famiglia, da Antonio, si litiga un sacco e non si decide niente. Si dice, in giro, che Antonio potrebbe fallire, potrebbe non essere capace di pagare.

Pierre, che già teme di perdere i soldi prestati a Socrates (75 mld di dollari), è terrorizzato dall’idea che i soldi prestati al’amico Antonio possano andare in fumo, perché le sue casse non potrebbero sopravvivere alla perdita del 20%.

Domanda: se tu fossi al posto di Pierre, cosa faresti?

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Il futuro dei giornali è open e bottom up

Pare che a Basilea l’acquisto del loro giornale, il Basler Zeitung, da parte di una proprietà “di destra” non sia piaciuta a tutti.

Qualcuno, ha deciso di fondare un nuovo giornale: il  TagesWoche. Improntato ad un approccio diverso, innovativo. Il giornale gira su un csm opensource, denominato newscoop. Punti di forza del csm: può produrre sia la versione web, che mobile, che la versione su carta, che viene stampata ogni venerdì ed ha una diffusione sia locale che nazionale:

“The developmental agility of open source software allowed us to build a complicated convergence of news feeds, editorial content and community input that outputs effortlessly to print, online and mobile platforms in only three months.”

La versione cartacea contiene analisi e approfondimenti.

Social

La nuova piattaforma punta molto sull’aspetto social: i lettori possono registrarsi, commentare, contribuire al notiziario.

È questo, il futuro del giornalismo?

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Il nucleare? Non è economico

Fra qualche giorno, il 12 e il 13 giugno, si voterà per quattro referendum. Uno di questi, il più importante, concerne la politica energetica italiana. Dobbiamo tornare al nucleare, oppure no? Io sono fortemente convinto di no, e dunque andrò a votare (voterò 4 SÌ).

Il mio no al nucleare si basa su alcune considerazioni. La prima, la più ovvia, è che gli incidenti nucleari sono devastanti. La seconda, altrettanto nota, è che non si sa bene come smaltire le scorie.

I fautori del nucleare, però, sostengono che l’energia atomica è necessaria, e che è meno costosa di altri tipi di energia, soprattutto delle energie alternative. In questo post vorrei smentire questa affermazione.

In primo luogo è necessario avere una chiara prospettiva temporale: qualora il referendum non raggiungesse il quorum, e il governo procedesse con la politica atomica, la prima centrale non si accenderebbe ragionevolmente che fra una decina d’anni, nel 2022. Quali saranno, fra dieci anni, i costi energetici delle energie alternative?
Iniziamo col capire quanto costa, l’energia, oggi.

Quanto costa l’energia

Secondo una stima di Nuclearfissionary.com, sito pro-nucleare, attualmente (2010) il nucleare costerebbe leggermente meno dell’energia generata dal carbone; il gas naturale costerebbe il doppio, lo stesso l’energia eolica. Il solare costerebbe 5, 6 volte tanto il carbone.

Se prendiamo invece una stima dell’Energy Information Administration americana, nel 2016 l’energia dal carbone costerà 100 dollari a megawattora. Le centrali a carbone pulite (riduzione del biossido di carbonio) avranno un costo di 130. Il nucleare 120, il gas fra l’80 e il 130, il vento fra il 150 e il 190, il solare fra il 260 e il 400. Geotermico, biomasse e idroelettrico fra 110 e 120. Già questa stima lascia supporre che costruire centrali a carbone a bassa emissione di CO2 sia altrettanto economico (e meno rischioso) di buttarsi sul nucleare.
Dunque, secondo queste fonti, a breve termine le energie rinnovabili non sono ancora convenienti, non raggiungono la grid parity.

Grid parity

Per grid parity si intende il punto in cui le energie alternative (e nello specifico il fotovoltaico) avranno un costo paragonabile a quello delle fonti convenzionali. Sebbene la stima dell’eia veda il solare come una fonte molto più costosa del carbone, secondo alcuni la grid parity può essere raggiunta, in alcuni paesi, già nel 2015. Fra questi paesi, la Spagna, la Germania e l’Italia. Altre fonti parlano di grid parity in paesi come l’India entro il 2017-2020. Per quanto riguarda il solare termico, vi sono fonti che parlano di grid parity addirittura entro il 2012. Qui un’altro articolo.

Altro motivo di ottimismo, il fatto che la ricerca nell’ambito dell’energia solare sta dando risultati molto incoraggianti. Due trend appaiono molto promettenti: l’utilizzo dell’economico grafene al posto del costoso (e inquinante) silicio; le cellule solari organiche.

Altri fonti alternative

Tutto questo, solo citando il solare. Ma naturalmente vi sono altre fonti alternative: il vento e, secondo alcuni, le maree: una fonte di energia abbondante ed estremamente poco costosa (secondo peswiki.com, costerebbe la metà del carbone).

Il costo del nucleare cresce

Se il costo delle energie alternative cala, quello del nucleare è destinato a crescere. La centrale atomica di Olkiluoto (una centrale di terza generazione, molto simile a quelle che vorrebbero costruire in Italia) si sta trasformando in un fallimento: ritardi nella costruzione, e raddoppio dei costi: doveva costare meno di tre miliardi di dollari, ne costerà il doppio.

Tutto questo, prima di Fukushima. Perché in seguito al disastro giapponese, nemmeno in Finlandia sono più così sicuri del loro nuovo giocattolo.

Conclusioni

Concludendo: nel 2011 l’energia atomica costa meno delle energie alternative. Ma se l’Italia ri-entrasse nel nucleare, sarebbe pronta nel 2020-2022. Per quella data, le energie alternative saranno alla pari del carbone, mentre l’atomica sarà – per rispettare i crescenti parametri di sicurezza – più costosa.

Davvero ci conviene imbarcarci in una avventura simile? Non è meglio investire le decine di miliardi di euro che servono per rientrare nel nucleare, in energie rinnovabili?

  1. Investire, a livello europeo, nella ricerca;
  2. investire nel finanziamento e nello sviluppo di una filiera industriale capace di abbassare i costi delle energie rinnovabili;
  3. continuare con degli incentivi a chi installa – senza esagerare, per evitare le speculazioni; quel che basta per incentivare il mercato.

Naturalmente, io non sono un tecnico, e in questo pezzo, sicuramente, ci possono essere delle imprecisioni. Ma a me il trend sembra evidente: nel 2020 il nucleare continuerà ad essere rischioso, e smetterà di essere economicamente convenente. Mi sembra un motivo sufficiente per andare, domenica o lunedì, a votare sì.

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While My Guitar Gently Weeps

I look at you all see the love there that’s sleeping
While my guitar gently weeps
I look at the floor and I see it need sweeping
Still my guitar gently weeps

I don’t know why nobody told you
how to unfold you love
I don’t know how someone controlled you
they bought and sold you

I look at the world and I notice it’s turning
While my guitar gently weeps
With every mistake we must surely be learning
Still my guitar gently weeps

I don’t know how you were diverted
you were perverted too
I don’t know how you were inverted
no one alerted you

I look at you all see the love there that’s sleeping
While my guitar gently weeps
I look at you all
Still my guitar gently weeps

O, se preferite, una versione live di Clepton e Paul.

La pagina di wikipedia dedicata alla canzone. Che, questa sera, mi ha letteralmente stregato.

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Il sex appeal della statistica

In questi giorni sto finendo la dispensa per gli studenti dell’insegnamento di Analisi dei dati con applicazioni informatiche (non ho ancora imparato il nome corretto del mio corso, devo sempre andarmelo a leggere) del corso in Scienze e Tecniche di Psicologia Cognitiva dell’Università di Trento.

Come incipit della dispensa, ho deciso di utilizzare una citazione tratta da un articolo del New York Times del 2009.

I keep saying that the sexy job in the next 10 years will be statisticians. And I’m not kidding. Hal Varian, chief economist at Google.

Con lo svilupparsi di internet e delle nuove tecnologie, sostiene l’articolo, vivremo in un mondo dove tutto può essere misurato, dove il numero di informazioni di tipo quantitativo è destinato a crescere di anno in anno. Il problema, notano, è che affinché questi dati abbiano un senso, è necessario trasformarli in informazioni e conoscenza. Per fare questo, i dati vanno analizzati. La statistica e l’analisi dei dati sono fra gli strumenti necessari per mettere in atto questa trasformazione. Dati, informazioni, conoscenza.

La ricerca scientifica è una attività strutturata, finalizzata ad accrescere la conoscenza, teorica e applicativa, attraverso un atteggiamento empirico. All’interno del processo di ricerca vi sono attività di acquisizione, analisi ed interpretazione dei dati. L’acquisizione è finalizzata a raccogliere i dati, l’analisi è finalizzata a trasformare i dati in informazioni, l’interpretazione a trasformare l’informazione in conoscenza.

Lo studio della statistica è faticoso, è vero. Ma avere la capacità di padroneggiare l’analisi descrittiva, esplorativa, inferenziale e predittiva offre una marcia in più.
La statistica e la metodologia costituiscono due mattoni fondamentali della ricerca scientifica. Conoscere la statistica e la metodologia permette di capire la scienza, la ricerca, di intuire le tendenze e, entro certi limiti, di prevedere il futuro.
Infine, se conosci la metodologia e la statistica, hai qualche antidoto in più, nei confronti di tutti coloro (e sono molti) che nella vita cercano di abbindolarti.
E dunque ha perfettamente ragione, il professor Hans Rosling, quando sostiene che statistician shouldn’t be shy!

Ditelo pure, in giro: statistician are sooo sexy ;)

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Buon solstizio 2010

Chi mi conosce, lo sa: non amo fare gli auguri di buon natale. Preferisco, di gran lunga, augurare un buon solstizio d’inverno, ricorrenza astronomica che ha un valore simbolico e religioso sin dal neolitico, che si festeggia ovunque, dalla Nuova Zelanda alla Scandinavia, dal Pakistan all’America precolombiana. In epoca romana, il solstizio d’inverno cadeva il 25 dicembre, ma con la riforma del calendario Gregoriano è scivolato al 21 dicembre. Festeggiare il solstizio è, dunque, un ritorno alle origini.

Per me, dunque, inviare gli auguri di buon solstizio è diventata una piccola, personale tradizione. E, per tradizione, allego all’augurio un piccolo regalo, generalmente una fotografia.

Quest’anno, il caso ha voluto che, la settimana scorsa, io andassi a Napoli, per un viaggio di lavoro. Ebbene, passeggiando per via San Gregorio Armeno, non ho resistito alla tentazione di comperare un piccolo presepe di terracotta. E dunque, la fotografia di quest’anno è proprio dedicata a quel piccolo presepe. Tutto questo può sembrare contraddittorio, e forse lo è. Il senso, però, è un altro: c’è posto per tutti, e più si è, meglio è. Festeggiare il solstizio significa aprire le porte non solo al sole nuovo, che rinasce, ma aprirsi all’universalità di una simbologia che abbraccia, da sempre, tutto il mondo.

Presepe partenopeo

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