Fra qualche giorno, il 12 e il 13 giugno, si voterà per quattro referendum. Uno di questi, il più importante, concerne la politica energetica italiana. Dobbiamo tornare al nucleare, oppure no? Io sono fortemente convinto di no, e dunque andrò a votare (voterò 4 SÌ).

Il mio no al nucleare si basa su alcune considerazioni. La prima, la più ovvia, è che gli incidenti nucleari sono devastanti. La seconda, altrettanto nota, è che non si sa bene come smaltire le scorie.

I fautori del nucleare, però, sostengono che l'energia atomica è necessaria, e che è meno costosa di altri tipi di energia, soprattutto delle energie alternative. In questo post vorrei smentire questa affermazione.

In primo luogo è necessario avere una chiara prospettiva temporale: qualora il referendum non raggiungesse il quorum, e il governo procedesse con la politica atomica, la prima centrale non si accenderebbe ragionevolmente che fra una decina d'anni, nel 2022. Quali saranno, fra dieci anni, i costi energetici delle energie alternative?

Iniziamo col capire quanto costa, l'energia, oggi.

Quanto costa l'energia

Secondo una stima di Nuclearfissionary.com, sito pro-nucleare, attualmente (2010) il nucleare costerebbe leggermente meno dell'energia generata dal carbone; il gas naturale costerebbe il doppio, lo stesso l'energia eolica. Il solare costerebbe 5, 6 volte tanto il carbone.

Se prendiamo invece una stima dell'Energy Information Administration americana, nel 2016 l'energia dal carbone costerà 100 dollari a megawattora. Le centrali a carbone pulite (riduzione del biossido di carbonio) avranno un costo di 130. Il nucleare 120, il gas fra l'80 e il 130, il vento fra il 150 e il 190, il solare fra il 260 e il 400. Geotermico, biomasse e idroelettrico fra 110 e 120. Già questa stima lascia supporre che costruire centrali a carbone a bassa emissione di CO2 sia altrettanto economico (e meno rischioso) di buttarsi sul nucleare.

Dunque, secondo queste fonti, a breve termine le energie rinnovabili non sono ancora convenienti, non raggiungono la grid parity.

Grid parity

Per grid parity si intende il punto in cui le energie alternative (e nello specifico il fotovoltaico) avranno un costo paragonabile a quello delle fonti convenzionali. Sebbene la stima dell'eia veda il solare come una fonte molto più costosa del carbone, secondo alcuni la grid parity può essere raggiunta, in alcuni paesi, già nel 2015. Fra questi paesi, la Spagna, la Germania e l'Italia. Altre fonti parlano di grid parity in paesi come l'India entro il 2017-2020. Per quanto riguarda il solare termico, vi sono fonti che parlano di grid parity addirittura entro il 2012. Qui un'altro articolo.

Altro motivo di ottimismo, il fatto che la ricerca nell'ambito dell'energia solare sta dando risultati molto incoraggianti. Due trend appaiono molto promettenti: l'utilizzo dell'economico grafene al posto del costoso (e inquinante) silicio; le cellule solari organiche.

Altri fonti alternative

Tutto questo, solo citando il solare. Ma naturalmente vi sono altre fonti alternative: il vento e, secondo alcuni, le maree: una fonte di energia abbondante ed estremamente poco costosa (secondo peswiki.com, costerebbe la metà del carbone).

Il costo del nucleare cresce

Se il costo delle energie alternative cala, quello del nucleare è destinato a crescere. La centrale atomica di Olkiluoto (una centrale di terza generazione, molto simile a quelle che vorrebbero costruire in Italia) si sta trasformando in un fallimento: ritardi nella costruzione, e raddoppio dei costi: doveva costare meno di tre miliardi di dollari, ne costerà il doppio.

Tutto questo, prima di Fukushima. Perché in seguito al disastro giapponese, nemmeno in Finlandia sono più così sicuri del loro nuovo giocattolo.

Conclusioni

Concludendo: nel 2011 l'energia atomica costa meno delle energie alternative. Ma se l'Italia ri-entrasse nel nucleare, sarebbe pronta nel 2020-2022. Per quella data, le energie alternative saranno alla pari del carbone, mentre l'atomica sarà - per rispettare i crescenti parametri di sicurezza - più costosa.

Davvero ci conviene imbarcarci in una avventura simile? Non è meglio investire le decine di miliardi di euro che servono per rientrare nel nucleare, in energie rinnovabili?

  1. Investire, a livello europeo, nella ricerca;
  2. investire nel finanziamento e nello sviluppo di una filiera industriale capace di abbassare i costi delle energie rinnovabili;
  3. continuare con degli incentivi a chi installa - senza esagerare, per evitare le speculazioni; quel che basta per incentivare il mercato.

Naturalmente, io non sono un tecnico, e in questo pezzo, sicuramente, ci possono essere delle imprecisioni. Ma a me il trend sembra evidente: nel 2020 il nucleare continuerà ad essere rischioso, e smetterà di essere economicamente convenente. Mi sembra un motivo sufficiente per andare, domenica o lunedì, a votare sì.