Il blog di Stefano Bussolon
Sweet dreams are made of this » Archive of 'Jul, 2005'

It’s zero hour 5 comments

Strip to your underwear if you’re not in black tie. Get obscene if you want, but never casual. You feel an urge? Touch its pain, wrap yourself around it. Don’t put on airs. What you seem must be what you are, and what you are is a mess, honey, but that’s okay, as long as you wear it inside. Look sharp! Don’t slouch. See anyone slouching here? Stay poised, taut, on guard. Listen to your nerves. It’s zero hour. Anxiety encroaches, wave after wave, with every squeeze of the bandoneon. Already twisted by the contraposto of uprightness and savagery, this new tango turns the screw even tighter with its jazz dissonances and truncated phrasings. No relief. No quarter. At zero hour only passion can save you. Time is flowing backward and forward into the vortex. From the rooms come a warm air and a choked melody of syncopated gasps. Something throbs. A vein under your skin. It’s inside you now, this bordello virus, this pleasure that tastes so much of anger and grief. When you find pools of pure, sweet light, bathe in their waters, balm for your lacerations. For the whiplash scars the bandoneon is leaving on your soul. If this were the old milonga of the slums, or those popular songs about painted faces and purloined love, you could let distance sketch a smile on your lips. Cheap irony. You won’t get away that easy. This music is for you. It always had you in mind, your habits, your twitches, the tiny blood vessels bursting inside you when you hide what you feel. So walk in the parlor, bring your friend or come alone. Come hear the master as he unravels the wind inside the box, as he presses the growling tiger that threatens to embrace him and shapes the beast into a purring kitten. And tiger again. And kitten. It’s all a game. You’re going to play it too, you’re going to dance with the tiger. Don’t worry, your life is in danger. Remember your instructions. Listen up. And suffer, motherfucker, this is the tango.

Enrique Fernandez – Zero Hour, Astor Piazzolla.

Traduzione (mia):
Spogliati in mutande se non indossi la cravatta nera. Sii osceno se vuoi, ma non sciatto. Senti una pulsione? ascolta il suo dolore, avvolgiti attorno ad essa. Non giocare a fare il maestro. quello che sembri dev’essere quello che sei, e quello che sei è un casino, bellezza, ma va bene, finché lo porti addosso. Affina lo sguardo. non sbracarti. vedi qualcuno sbracato qui? Stai all’erta, teso, in guardia. Ascolta il tuo sistema nervoso. È l’ora zero. L’ansia monta, onda dopo onda, ad ogni giro di bandoneon.
Questo nuovo tango, forgiato dalla contrapposizione fra virtuosismo e istinto selvaggio sta avvitando i bulloni ancora più stretti, con le sue dissonanze jazz e le frasi troncate.
Non c’è sollievo. non c’è rifugio. All’ora zero solo la passione può salvarti. Il tempo scorre, avanti ed indietro, in un vortice. Dalle stanze sale un’aria calda, e la melodia soffocata di un ansimare sincopato.
Qualcosa pulsa. Una vena sotto la tua pelle. È dentro di te, questo virus da bordello, questo piacere che ha il sapore della paura e della tristezza.
Quando scorgi un lago di luce pura e dolce, bagnati nelle sue acque, balsamo delle tue ferite. Per le cicatrici che le frustate del bandoneon stanno segnando la tua anima. Se questa fosse la vecchia milonga dei bassifondi, o quelle canzoni popolari di facce truccate e amori clandestini, potresti prendere le distanze da tutto questo, e abbozzare un sorriso sulle tue labbra. Ironia da quattro soldi. Non te ne andrai facilmente. La musica è per te, pensata per te, per le tue abitudini, i tuoi tic, i tuoi capillari del tuo viso che fioriscono quando nascondi quello che provi. Vieni nella sala, porta il tuo amico, oppure vieni da solo. Vieni a sentire il maestro che rivela il vento nella scatola, che costringe la tigre ruggente e minacciosa ad abbracciarlo, e trasforma la fiera in un gattino che fa le fusa. E di nuovo tigre. E gattino. È tutto un gioco. E lo giocherai anche tu, andrai a ballare con la tigre. Non ti preoccupare, la tua vita è in pericolo. Ricorda le tue istruzioni. Ascolta. E soffri, bastardo, questo è il tango.

la mia casa dov’è … No comments yet

grazie a google maps potete vedere la foto satellitare della zona dove vivo.

Carino, eh? ;)

brasile: referendum contro le armi No comments yet

Il 23 ottobre i brasiliani saranno chiamati a pronunciarsi su un quesito referendario molto semplice eppure molto difficile: «Il commercio delle armi da fuoco e delle munizioni deve essere proibito in Brasile?». «Sim! (= Si)» dicono i movimenti di base, le organizzazioni non governative, le associazioni per la pace e per i diritti dell’uomo, le comunità di base… «No!» affermano invece le fabbriche di armi, i gruppi di potere, i ricchi proprietari terrieri, l’oligarchia politica, l’opposizione al presidente Lula.

speriamo che i brasiliani siano più svegli di noi italiani

A Black week end No comments yet

Aggiornamento vita notturna del qui presente sweetdreamer negli ultimi giorni.

mercoledì scorso lezione di salsa, a 5 minuti a piedi da casa.

giovedì ho visto zero degrees. bellissimo!
(se ho tempo vi scrivo una “recensione”)

venerdì sera milonga di tango dalle parti di king’s cross. passare davanti alla stazione e vedere le foto dei “missing”, però, fa un effetto drammatico :(

ieri pomeriggio “Rise Festival - London united
Parco enorme, festone immenso e gratuito. ci saranno state …. 20.000 persone? di cui 14.000 neri? mai visti tanti neri in una volta sola :)
5 o 6 palchi con musica diversa. Io mi sono infilato in un tendone dove suonava un gruppo cubano. Sezione ritmica straordinaria, flauto traverso, violoncello e violino + tastiera. Una goduria, la gente che ballava saltava cantava.

ieri sera sono andato a ballare salsa in un posto vicino a Vauxhall, pieno di neri e sudamericani che ballavano DA DIO (quale dio? Dionisio, ça va sans dire). Ho ballato anch’io, ma ammetto che - sarà che non ho mai ballato tanto salsa, sarà che il livello medio era altissimo - sono rimasto un po intimidito. ma la prossima volta mi lancio, promesso.

Oggi pomeriggio “Africa 05” all’Horniman Museum. Parco stupendo. Musica africana live. gente di tutti i colori, davvero. tantissimi bambini. una vera festa multicolore.

stasera di nuovo tango: la milonga della luna.

che dite, può bastare?
si, lo so che quando tornerò a Rovereto avrò bisogno del metadone x superare le crisi d’astinenza.

The next station is closed No comments yet

questa mattina ho preso di nuovo la metropolitana per andare ad una lezione di danza. l’altoparlante annuncia che la stazione di London Bridge è chiusa perché la polizia sta controllando un pacco sospetto. La notizia non è bella. Mi fa piacere pensare che a Kennington devo cambiare linea e dunque non passerò per London Bridge.
Solo dopo aver cambiato mi rendo conto che non sto andando in ufficio. Devo andare ad Angel, la linea giusta era quella di prima. Decido di proseguire fino a Euston Station, e da li tornare ad Angel.
In alcune stazioni - e fra queste Euston - vi è uno spazio a disposizione di chi voglia suonare per guadagnare qualche spicciolo. stamattina c’è una ragazza, bionda, che canta con una voce molto dolce. è rassicurante che lei sia qui, che non si sia fatta spaventare.
Mentre aspetto la metro che da Euston mi porta ad Angel do uno sguardo alla mappa, e mi accorgo solo ora che fra le due stazioni c’è una sola altra fermata. King’s Cross, una delle stazioni colpite giovedì. La voce all’altoparlante avvisa i passeggeri che, a causa “degli incidenti” di giovedì i treni non fermano a King’s Cross.
L’idea di passare da quella stazione mi emoziona. Salgo sul treno. la voce artificiale annuncia che la prossima fermata è King’s Cross. “the train will not stop at this station”. Il convoglio arriva a King’s Cross. Rallenta. Sembra stia per fermarsi. Prosegue lentamente per alcuni secondi, poi, piano piano, riprende a correre. Due delle uscite sono transennate. si vedono i muri nudi, senza intonaco. Non so perché. Non si vedono le tracce dell’esplosione. Il luogo è spettrale.

Il rallentare del treno ha, sicuramente, una motivazione tecnica; di sicurezza, o forse banalmente per rispettare gli orari. Ma ha tutta la forza simbolica di un silenzioso, composto omaggio funebre. Trattengo a fatica le lacrime.

Alla stazione di Angel qualcun’altro suona dal vivo per noi. riconosco la sua fisarmonica. suonava qui sabato scorso, a Euston sabato prima.
Per chi, come me, ama ascoltare e ballare il tango, quella fisarmonica ha un fascino particolare. La prima volta che lo sentii, 2 sabati fa, non potei resitere alla tentazione di infilarmi nella piattaforma dove suonava, anche se non era quella dove dovevo andare. Finsi di aspettare un treno che non era il mio per ascoltarlo, immaginando di ballare quel tango, che sapeva di dolcezza e di nostalgia.
Ma oggi lo stato d’animo è diverso, e le sue note fanno risuonare altre corde.
La scala mobile mi sta riportando in superficie. Sento un groppo allo stomaco. Mi concentro sul respiro, respiri lunghi. Striscio velocemente l’abbonamento allo sportellino che mi permette di uscire.
Sono fuori. lo stomaco è più tranquillo, ora. La testa non ancora.

Londra: "business as usual" No comments yet

Si racconta che Churchill, durante la seconda guerra mondiale, in uno dei suoi discorsi alla radio abbia citato l’aneddoto di un negozio che, sotto i bombardamenti tedeschi, teneva orgogliosamente aperti i battenti, con l’insegna “business as usual”. Quello era l’esempio, per Churchill, del londinese che non si arrende.

La sensazione di “business as usual” è, nel bene e nel male, quella che si respira qui a Londra oggi.

Ieri pomeriggio il rientro a casa è stato più agevole del previsto: gli autobus funzionavano regolarmente. Ho fatto parte del viaggio con Simona, una mia amica dei tempi dell’università che non vedevo da secoli e che ho rivisto in questi giorni proprio a Londra. Tra l’altro Simona cura un blog, e la sua cronaca della giornata di ieri è la miglior cosa che possiate leggere on line:

Simona si è fermata a Brixton, e nel tragitto fra Brixton e Clapham ad un certo punto sul bus eravamo una dozzina, ed io ero l’unico bianco! :)

Mi ero attrezzato per rimanere a casa oggi, portandomi delle cose da leggere. Ma stamani alla tv ho appreso che la metropolitana ha ripreso a funzionare, e non ho resistito all’idea di venire in città.

Tornare sul “luogo del delitto” della “Tube” è forse il modo migliore per tastare il polso della situazione. Scendere la scala mobile fa un certo effetto, ma basta non pensarci troppo.
I treni sembrano in orario. Sali. La gente è tranquilla. Legge. Se qualcuno ieri fosse rimasto chiuso in casa senza tv e telefono probabilmente oggi non si accorgerebbe di nulla. Unico sintomo, i titoli dei tabloid che la gente sfoglia.

Non ho passeggiato per la città: all’uscita della metropolitana sono venuto in ufficio. la pausa pranzo a pochi metri da qui. e dunque non so come stia vivendo la città. Ma la sensazione è di tranquillità. Solo si sentono un sacco di elicotteri che sorvolano la zona.
Stasera farò un giro per il centro. Non escludo di andare a ballare il tango, mi sono attrezzato con le scarpe. “business as usual”.

“business as usual” è una sensazione strana, per la nostra cultura italiana. Da una parte hai la sensazione di menefreghismo. Poi pensi che sicuramente ieri su rai 1 Vespa godeva di essere in prima serata e si rammaricava dell’assenza di immagini truci (ho indovinato?). E apprezzi la misura dell’informazione britannica.

“Non ci spaventate” è probabilmente la miglior risposta che la città potesse dare ai terroristi.

Mi ha fatto molto piacere ricevere le decine di mail e di sms che mi avete inviato. “Come stai?”, “Tutto ok?”, “Rispondi in fretta, sono preoccupata”.

Ho ricevuto un messaggio anche da Michele, che in questo momento, x il suo PhD, è a Gerusalemme. Prima che partisse lo si prendeva in giro: “attento agli autobus”. Oggi abbiamo scherzato, via mail, su “rischio reale e rischio percepito”.

Non mi dilungherò su commenti sull’attentato. Da un punto di vista etico è semplicemente inqualificabile. dal punto di vista politico è la dimostrazione che “possiamo colpirvi quando vogliamo, anche durante il g8″, che fare 2 guerre per combattere il terrorismo è una boiata pazzesca. Dal punto di vista della “loro” strategia politica, è difficile immaginare che Londra (o New York, o Madrid) possa essere “nemica dell’islam”, visto il senso di libertà che si respira da queste parti. Londra è solo, implicitamente, “nemica dell’integralismo”, e forse è proprio questo senso di libertà che i terroristi combattono.

a proposito: la citazione di Emma Goldman (grazie, Maddalena, per avermela segnalata) “If I can’t dance, it’s not my revolution” è, ora più di prima, un manifesto politico: gli integralisti (islamici, cristianici, marxianici che siano) vedono la danza come qualcosa di peccaminoso, diabolico e da proibire. Se non posso essere libero (anche di ballare) non è il mondo che voglio

Londra, 7 luglio 2005 No comments yet

stavo prendendo la metropolitana alle 9 a sud di londra (Clapham south, sulla Northern line). avviso: il servizio è sospeso fino a 3 stazioni più a nord x un incidente. questo credo fosse un incidente vero, xé non è segnalato fra gli attentati.
ok. vado a prendere l’autobus. salgo. Ad un certo punto il conducente riceve una chiamata. e ci spiega: c’è stato un problema elettrico a liverpool street, e dunque “there is no network” … tutta la metro è ferma. e dunque il bus si ferma qui.
Strano, dico … se non c’è la metropolitana i bus dovrebbero continuare.
Prendo un altro bus, che mi porta fino a wandsworth brige. nuovo avviso: “tutti i bus sono bloccati”.
comincio a sospettare qualcosa. Ero con la batteria del cell scarico e volevo chiamare a casa che non si spaventassero. ho fatto a piedi qualche km lungo il tamigi. sono passato davanti al parlamento e al big ben alle 10.30 e TUTTO ERA TRANQUILLO. dunque ho pensato fosse solo un incidente.
5 minuti dopo vedo un poliziotto che fa evaquare waterloo bridge. e capisco che forse c’è qualcosa che non va.

poi un casino di sirene (polizia, vigili del fuoco) e charing cross road transennata. in una tv in un negozio si vedevano delle immagini.

e il resto l’ho scoperto qui in ufficio. Ho chiamato casa via skype out. mia mamma era spaventata, poveraccia.

e adesso sono qui in ufficio, a 5 minuti a piedi da Russel Square. La situazione è davvero surreale.

Gli attentati sono gravi, ma non si sa nulla del bilancio di morti e feriti. È stato chiesto alla gente di rimanere dov’è. ho visto strade transennate.

e d’altra parte qui, a 5 minuti a piedi da russel square (dove è esploso l’autobus), l’atmosfera è da businnes as usual, o quasi. Si sentono le sirene. ma io sono in una strada secondaria. Quello che so è grazie al web.

Sono andato a prendere qualcosa da mangiare. musichetta nei negozi. tutto tranquillo.

in fondo ha senso che sia così. non ci si può fare nulla. xò ti senti strano. Sei a 5 minuti dall’attentato e leggi i giornali italiani, che bbc da ancora un bilancio di due morti. pensi che avrebbe potuto succedere a te. altamente improbabile, statisticamente. xò stavo per prendere la metropolitana. non passava da quelle stazioni. però un pensiero lo fai.

Sei a 5 minuti. ma ovviamente non vai a curiosare. non hai la tv. e dunque - paradossalmente - sei emotivamente meno coinvolto, xé non vedi le immagini. Ti preoccupi dei 10 km che dovrai fare a piedi x tornare a casa stasera. La gente in fondo sembra tranquilla. è strano.

Soi pensi ai poveracci in metro o sul bus. pensi che stamattina eri sul bus anche tu, e ieri mattina in metro che leggevi il giornale. pensi che tu e loro avete qualcosa in comune. e loro sono morti.

E che londra è una delle città più aperte e non razziste che uno possa immaginare.

Pensi che mettere le bombe sugli autobus è da veri bastardi.

E ti senti strano. e triste.

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