Il blog di Stefano Bussolon
Sweet dreams are made of this » Archive of 'Dec, 2005'

Terapia della camisa negra No comments yet

Mi è piaciuta subito “camisa negra”, il singolo “latino” di Juanes che va per la maggiore in questi mesi. Una canzone davvero allegra, un ritmo che ti fa venir voglia di ballare, di scatenarti, di divertirti.

Ho provato ad ascoltare il testo e … qualcosa non mi tornava.
Tengo la camisa negra Porque negra tengo el alma. La camicia nera è la camicia a lutto, a lutto è l’anima, perché tu non mi ami. Mi hai stregato, maledetto il giorno che ti ho incontrato.

Amo i contrasti. Ho la sensazione che riescano a rappresentare la complessità della vita, con le sue contraddizioni, il bianco e il nero (appunto). Questa canzone mi piace molto. Mi piace l’idea di una camicia che si intona all’anima: “What you seem must be what you are, and what you are is a mess, honey, but that’s okay, as long as you wear it inside” dice Piazzolla in Zero hour.
Devi sembrare quello che sei, e se la tua anima è negra negra dev’essere la camisa.
Non devi vergognarti dei tuoi sentimenti, anche se sono “una pena que me duele”. Perché hai il dovere di rispettare te stesso.

E poi c’è il contrasto. Il contrasto della musica, che ti fa venire voglia di ballare. La mia anima è nera, ho bevuto il veleno amaro del tuo amore, e dunque ho voglia di ballare una canzone allegra, travolgente, una marcia trionfale del pensiero positivo.
Farmaco etimologicamente significa sia medicina che veleno. E dunque quello che sembra un veleno mortale è forse la miglior medicina. Tu mi hai stregato, tu non mi ami e io ho voglia di ballarlo, e mi sento vivo, positivo, travolgente.
Perché ci si trova soltanto perdendosi (credo lo disse Winnicot).

E pertanto, da qualche giorno, Camisa negra è la mia travolgente psicoterapia.

Tengo la camisa negra
Hoy mi amor esta de luto

Hoy tengo en el alma una pena
Y es por culpa de tu embrujo

Hoy sé que tú ya no me quieres
Y eso es lo que más me hiere
Que tengo la camisa negra
Y una pena que me duele
Mal parece que solo me quedé
Y fue pura todita tu mentira
Que maldita mala suerte la mía
Que aquel día te encontré
Por beber del veneno malevo de tu amor
Yo quedé moribundo y lleno de dolor
Respiré de ese humo amargo de tu adiós
Y desde que tú te fuiste yo solo tengo…

Tengo la camisa negra
Porque negra tengo el alma
Yo por ti perdí la calma
Y casi pierdo hasta mi cama

Cama cama caman baby
Te digo con disimulo

Que tengo la camisa negra
Y debajo tengo el difunto
Tengo la camisa negra
Ya tu amor no me interesa
Lo que ayer me supo a gloria
Hoy me sabe a pura
Miércoles por la tarde y t ú que no llegas
Ni siquiera muestras señas
Y yo con la camisa negra
Y tus maletas en la puerta

Ubriacatevi! 1 comment

Enivrez-vous
Il faut être toujours ivre. Tout est là: c’est l’unique question. Pour ne pas sentir l’horrible fardeau du Temps qui brise vos épaules et vous penche vers la terre, il faut vous enivrer sans trêve.

Mais de quoi? De vin, de poésie ou de vertu à votre guise. Mais enivrez-vous.

Et si quelquefois, sur les marches d’un palais, sur l’herbe verte d’un fossé, dans la solitude morne de votre chambre, vous vous réveillez, l’ivresse déjà diminuée ou disparue, demandez au vent, à la vague, à l’étoile, à l’oiseau, à l’horloge, à tout ce qui fuit, à tout ce qui gémit, à tout ce qui roule, à tout ce qui chante, à tout ce qui parle, demandez quelle heure il est; et le vent, la vague, l’étoile, l’oiseau, l’horloge, vous répondront: “Il est l’heure de s’enivrer! Pour n’être pas les esclaves martyrisés du Temps, enivrez-vous; enivrez-vous sans cesse! De vin, de poésie ou de vertu, à votre guise.”
___________________

Bisogna esser sempre ubriachi. Tutto sta in questo: è l’unico problema. Per non sentire l’orribile fardello del Tempo che rompe le vostre spalle e vi inclina verso la terra, bisogna che vi ubriachiate senza tregua.

Ma di che? Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro, ma ubriacatevi.

E se qualche volta, sui gradini d’un palazzo, sull’erba verde d’un fossato, nella mesta solitudine della vostra camera vi risvegliate con l’ubriachezza già diminuita o scomparsa, domandate al vento, all’onda, alla stella, all’uccello, all’orologio, a tutto ciò che fugge, a tutto ciò che geme, a tutto ciò che ruota, a tutto ciò che canta, a tutto ciò che parla, domandate che ora è; e il vento, l’onda, la stella, l’uccello, l’orologio, vi risponderanno: “È l’ora di ubriacarsi! Per non esser gli schiavi martirizzati del Tempo, ubriacatevi; ubriacatevi senza smettere! Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro.”

Charles Baudelaire

Un dio che danza 2 comments

The significance of the Nataraja sculpture is said to be that Siva is shown as the source of all movement within the cosmos, represented by the arch of flames. The purpose of the dance is to release men from illusion, and the place where it is said to have been performed, Chidambaram, called the centre of the universe, is in reality within the heart. The gestures of the dance represent Siva’s five activities (pañcakrtya): creation (symbolized by the drum), protection (by the ‘fear-not’ pose of the hand), destruction (by the fire), embodiment (by the foot planted on the ground), and release (by the foot held aloft).
Fonte: Encyclopædia Britannica.

God is the cosmic dancer. Siva is the primal soul, Paramejvara, as power, energy, and life of all that exists. This is Siva’s intricate state of Being in Manifestation. Nataraja is the dance of the entire cosmos. It is the rhythmic movements in all. All that is, sentient and insentient, pulsates in his body. Nataraja is art and spirituality in perfect oneness, chosen to depict the divine because in dance, that which is created is inseparable from its creator. Similarly, the universe and the soul cannot be separated from God.
Fonte: University of Rochester.

Nataraja (literally, The King of Dance) is the dancing posture of Lord ?iva, the aspect of God as the Destroyer in Hinduism.
Fonte: Wikipedia.

Riassumendo: per la religione hindu Siva ha creato l’universo danzando. Nataraja è Siva il dio della danza. Diceva Nietzsche: “crederò solo in un dio che danza”.

la guerra in un click No comments yet

Da qualche giorno sento l’esigenza di parlare della guerra in Iraq. E mi rendo conto che non saprei come parlarne, e dunque ci penso ancora.

Nel frattempo leibniz segnala che Time ha messo on line le 24 fotografie dell’anno. Fra gli argomenti: New Orleans, Tsunami, terremoto in Pakistan e, ovviamente Iraq. Non è un caso che la fotografia più bella, secondo me, sia proprio la 18. Che, guarda caso, è anche la più votata.

Amore che vieni, amore che vai 1 comment

Quei giorni perduti a rincorrere il vento
a chiederci un bacio e volerne altri cento
un giorno qualunque li ricorderai
amore che fuggi da me tornerai
un giorno qualunque li ricorderai
amore che fuggi da me tornerai

e tu che con gli occhi di un altro colore
mi dici le stesse parole d’amore
fra un mese fra un anno scordate le avrai
amore che vieni da me fuggirai
fra un mese fra un anno scordate le avrai
amore che vieni da me fuggirai

venuto dal sole o da spiagge gelate
perduto in novembre o col vento d’estate
io t’ho amato sempre, non t’ho amato mai
amore che vieni, amore che vai
io t’ho amato sempre, non t’ho amato mai
amore che vieni, amore che vai

Tags: De Andrè

Ma allora cosa? No comments yet

“Siete un dio?” Chiesero.
“No.”
“Un angelo?”
“No.”
“Un santo?”
“No.”
“Allora cosa siete?”
Il Buddha rispose: “Sono sveglio”.

amore e rivoluzione No comments yet

Più faccio l’amore, più ho voglia di fare la rivoluzione, più faccio la rivoluzione, più ho voglia di fare l’amore, c’era scritto su un muro della Sorbonne

Milan Kundera, La vita è altrove

Tags: Kundera

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