Viens, mon beau chat, sur mon coeur amoureux ; Retiens les griffes de ta patte, Et laisse moi plonger dans tes beaux yeux, Mêlés de métal et d’agate.
Lorsque mes doigts caressent à loisir Ta tête et ton dos élastique, Et que ma main s’enivre du plaisir De palper ton corps électrique,
Je vois ma femme en esprit. Son regard, Comme le tien, aimable bête, Profond et froid, coupe et fend comme un dard,
Et, des pieds jusques à la tête, Un air subtil, un dangereux parfum, Nagent autour de son corps brun.
Charles Baudelaire
Vieni, mio bel gatto, sul mio cuore innamorato; ritira le unghie nelle zampe, lasciami sprofondare nei tuoi occhi in cui l’agata si mescola al metallo.
Quando le mie dita carezzano a piacere la tua testa e il tuo dorso elastico e la mia mano s’inebria del piacere di palpare il tuo corpo elettrizzato, vedo in ispirito la mia donna.
Il suo sguardo, profondo e freddo come il tuo, amabile bestia, taglia e fende simile a un dardo, e dai piedi alla testa un’aria sottile, un temibile profumo ondeggiano intorno al suo corpo bruno.
Posted on August 11, 2007 by Stefano Bussolon in filosofia
Ora voglio dire la mia parola a coloro che disprezzano il corpo. Non serve a me che essi cambino le parole o i loro insegnamenti, ma che si stacchino finalmente davvero dal loro corpo; e divengano muti. ‘Sono corpo e anima’ dice il bambino. E perché non dovremmo parlare come i bambini? Ma lo sveglio, l’esperto, dice: io sono tutto corpo e niente altro tranne questo, e l’anima non è che una parola per esprimere qualcosa che è sostanzialmente corporea. Il corpo è una grande ragione, una pluralità con un senso unitario, guerra e pace, gregge e pastore. Strumento del tuo corpo è anche la tua piccola ragione, o fratello, che tu chiami ’spirito’, piccolo strumento e gioco della tua grande ragione. ‘Io’, tu dici, e vai fiero di questa parola. Ma la cosa più grandiosa è - anche se non vuoi crederlo - il tuo corpo e la tua grande ragione: questa non dice Io, ma è Io. Ciò che il senso percepisce, ciò che lo spirito intende, non ha mai fine in se stesso. Ma senso e spirito desidererebbero convincerti di essere il fine di ogni cosa: così sciocchi essi sono. Strumenti e giocattoli sono senso e spirito: dietro di loro è nascosto il vero Sé. Il Sé ricerca anche con gli occhi del senso,ascolta anche con le orecchie dello spirito. È sempre il Sé che ascolta e ricerca: conforta, costringe, conquista, distrugge. Comanda ed è anche il signore dell’Io. Dietro ai tuoi pensieri e sentimenti, fratello mio, sta un forte dominatore, un saggio sconosciuto: è il Sé. Nel tuo corpo dimora, è il tuo stesso corpo. C’è più senno nel tuo corpo che nella tua migliore saggezza. E perché mai il tuo corpo avrebbe dunque bisogno della tua migliore saggezza? Il tuo Sé ride del tuo Io e dei suoi orgogliosi sobbalzi. ‘Che cosa mai sono per me questi salti e voli del pensiero?’ dice fra sé. ‘Un circolo vizioso per giungere al mio scopo. Io sono la briglia dell’io e il suggeritore dei suoi pensieri.’ Il Sé dice all’Io: ‘Ecco, avverti il dolore!’ E quello soffre e pensa come riuscire a liberarsi dal dolore; e proprio per ciò deve pensare. Il Sé dice all’Io: ‘Ecco, senti il piacere!’ E quello gode e pensa come gustare quel piacere; e proprio per questo deve pensare. A coloro che disprezzano il corpo io voglio dire una parola. È il loro disprezzare che costituisce il loro apprezzamento. Chi creò l’apprezzamento e il disprezzo e il valore e il volere? Il Sé creatore creò l’apprezzare e il disprezzare, e la felicità e il dolore. Il corpo creatore creò lo spirito come una lunga mano del suo volere. Anche nella vostra follia e disprezzo, o dispregiatori del corpo, servite al vostro Sé. Io vi dico: è il vostro stesso Sé che vuol morire e si volge via dalla vita. Non può più fare quello che gli è più caro: creare al di là di se stesso. Questo è ciò che vorrebbe fare con tanta passione, questo è tutto il suo fervore. Ma ormai è troppo tardi: perciò il vostro Sé vuol morire, o dispregiatori del corpo. Tramontare vuole il vostro Sé, ed è perciò che voi siete divenuti dispregiatori del corpo! Poiché non riuscite più a superare voi stessi. E perciò siete in collera con la vita e con la terra. Una stupida invidia traluce nel fosco sguardo del vostro disprezzo. Io non andrò per la vostra via, o disprezzatori del corpo. Per me voi siete ponti per il Superuomo!” Così parlò Zarathustra.
Domenica, al ristorante Antica Gardumo di Ronzo Chienis, milonga organizzata da Elisa, Musicalizadores “Los Bulgaros”. Ilenia con tutta la famiglia, Tullio, Alessia con due amici. Io e la mia macchina fotografica. Questa è la fotografia che più mi piace.
Posted on August 1, 2007 by Stefano Bussolon in Uncategorized
Lo scorso Week end Tullio, Ilenia, Laura (amica di Ilenia) ed il sottoscritto abbiamo fatto una full immersion di tango al Bolzano Tango Festival. Venerdì lezione di “camminata” con El Pájaro Diego Riemer y Mecha Mercedes Espinel. Sabato milonga trespiè, sempre con el Pàjaro y Mecha, e poi Boleo con Esteban Moreno y Alessandra Rizzotti. Molto belle tutte e 3 le lezioni, ma la prima con el Pàjaro e Mecha mi è piaciuta davvero tanto. Entrambi bravissimi, ma la Mecha distribuiva perle di filosofia taguera. La prima cosa, la postura. Dal bacino in giù si cerca la terra, dal bacino in su si cerca il cielo. Le ginocchia rilassate, le spalle rilassate: la posizione che El Pájaro ci mostra ricorda molto la posizione di base della danza classica e della contemporanea. Tutto torna. Il portamento, che è la mia croce: io tendo ad incurvarmi in avanti, anche perché amo il contatto con la testa della ballerina. Però non si fa, e i maestri mi correggono almeno 2 o 3 volte. Il movimento che parte dal petto dell’uomo; El Pájaro ci spiega il modello A B C D: A è il petto dell’uomo, B il petto della donna, C le gambe della donna, che assecondano il movimento e fanno il passo. D le gambe dell’uomo, che seguono quelle di lei. La camminata, con i piedi che devono accarezzare il pavimento, mi dice la Mecha, e nel dirlo mi accarezza il petto La musicalità, il ritmo: il passo in avanti sull’1 dei 4 tempi, mentre il 2 - 3 - 4 per chiudere il passo, in modo che ci sia rotondità, morbidità, continuità anche nei passi lenti. Il bacino che non si muove. Non è una questione semplicemente estetica, ci dice Mecha: l’energia deve andare alla terra; se si muovono i fianchi tutta l’energia si disperde in giro, e quando devi ballare velocemente perdi il ritmo; fantastico!!! L’estetica della funzionalità. Camminare come camminano i gatti, che quando appoggiano le zampe è come se avessero le ventose. Anche Esteban Moreno ha uno stile didattico che mi piace molto. Questi maestri ti spiegano le cose cercando di trasmetterti la logica. Esteban distingue dagli aspetti “folkloristici” (mi pare usasse questo termine) da quelli “biomeccanici”. I primi sono delle convenzioni di stile, i secondi sono quei meccanismi, quei vincoli che in qualche modo rendono possibile il tango, rendono possibile questo gioco di improvvisazione a due. Belle lezioni, insomma, con Ilenia che oramai è proprio brava, ci si trova bene.
E poi gli aspetti più mondani del tango. Poco prima della fine della lezione sulla camminata El Pájaro ci invita a cambiare partner, e io non perdo tempo e mi fiondo sull’unica ragazza (molto) carina della classe. Si chiama Eva e, all’inizio, sembra molto tesa. La invito a rilassarsi e alla fine ci divertiamo. Ceniamo, Tullio Laura Ilenia ed io, in centro a Bolzano, bella atmosfera ottimo cibo. E poi milonga, ho ballato parecchio, mi sono divertito molto. Il capolavoro è stato quando ho invitato a ballare la barista dell’hotel del festival. All’inizio si schermiva, dicendo che non aveva mai provato, che non era capace. Ma abbiamo ballato una milonga, una cortina firmata Santana e un tango, e la señorita ha imparato immediatamente l’ocho. A fine serata sono andato a trovarla nel chiosco delle bibite, abbiamo chiacchierato un po, e ho scoperto che è la morosa del figlio dei proprietari dell’hotel. Peccato