Facebook e l’esperta psicologa
Qualche giorno fa, su corriere e su la stampa, sono apparsi degli articoli in cui si analizzavano i profili di personalità degli utenti di facebook:
oggi i nostalgici a caccia degli ex compagni di classe sono solo uno dei tanti profili dei facebook-maniaci: ci sono i «troppo soli», gli insoddisfatti, quelli con l’alter ego, quelli che lo fanno per farsi pubblicità, i cuori infranti e, naturalmente, i latin lover virtuali.
Naturalmente, non poteva mancare l’opinione “degli psicologi”. A parlare per gli psicologi è Paola Vinciguerra, che dall’alto del suo titolo professionale sentenzia che:
E’ una febbre che contagiato in particolare la fascia tra i 30 e i 40 anni, e non a caso: questo mondo virtuale è infatti vissuto come un antidoto al senso di vuoto e alla solitudine, che in questa fase della vita, fitta di bilanci, contagia anche i cosiddetti vincenti. … L’enorme sviluppo di Facebook è anche spia di un grosso problema di solitudine … Si è disperatamente in cerca di una realtà diversa, anche sentimentalmente, così si altera la verità.
La reazione a questo articolo è stata vivace. Basti dare uno sguardo ad un post su di un blog del corriere, che cerca di smussare i toni della polemica ma registra 47 commenti, perlopiù critici.
O il commento su FriendFeed di Luca Conti, “letteralmente schifato dell’articolo su Facebook uscito oggi su Corriere.it”, a cui fa seguito un suo post.
Oppure, infine, il post di Giulietta Capacchione su PsicoCafè, il miglior blog divulgativo di psicologia in italiano.
Personalmente, il fatto che i giornalisti scrivano ca**ate, non mi scandalizza. Mi scandalizza, al contrario, il fatto che questi articoli siano supportati dalle autorevoli opinioni di psicologi, psicoterapeuti, psichiatri. Quali prove adducono, questi esperti, a quello che dicono? Perché noi psicoqualcosa non ci documentiamo prima di aprir bocca?
Documentarsi non è difficile. I requisiti sono semplici:
- saper usare google scholar;
- sapere leggere in inglese;
- avere un minimo di conoscenza della metodologia della ricerca.
Chi è laureato in psicologia ha superato un esame di inglese e qualche esame di statistica, per google scholar posso offrirmi volontario per un introduzione di massima.
Spendendo mezz’ora su scholar ho trovato almeno 3 articoli che vanno in direzione sostanzialmente opposta a quello che sostiene la collega Vinciguerra.
Nell’articolo Personality on Social Network Sites: An Application of the Five Factor Model l’autore, Stefan Wehrli, ha somministrato un questionario di personalità basato sul modello big five a 1560 studenti di un’università Svizzera. Ha diviso il campione in due gruppi: coloro che sono utenti di StudiVZ (un clone Facebook tedesco) e coloro che non lo sono, e ha confrontato i profili di personalità medi dei due gruppi. Risultato? Il fattore che più esplicitamente differenzia i due gruppi è quello dell’estroversione. Ad iscriversi su StudiVZ sono gli studenti più estroversi. Un effetto meno pronunciato riguarda la coscienziosità, ed in questo caso la correlazione è negativa: i non utenti tendono ad avere un indice di coscienziosità più alto. Riporto quello che afferma l’autore:
extraversion is the most prominent predictor of joining and, as expected, people with high scores in conscientiousness refrain from social networking.
Le persone estroverse hanno più probabilità di iscriversi, quelle coscienziose meno. L’estroversione correla significativamente con tutte le misure dello studio.
Vi è, è vero, una marginale significatività per quanto riguarda il fattore neuroticismo, legata al numero di amici. Le persone con un livello di neuroticismo più alto tendono ad avere più amici. E questo è l’unico dato che può - marginalmente - confortare l’opinione di Paola Vinciguerra. Ma, attenzione: le persone con tratto neurotico non sono più presenti sul social network; semplicemente, se lo sono, tendono ad avere più “friends”.
In The Benefits of Facebook “Friends:” Social Capital and College Students’ Use of Online Social Network Site gli autori delineano un profilo che è l’esatto opposto di quello sostenuto dalla Vinciguerra. Un primo dato: il 94% degli studenti della Michigan State University usa Facebook. Difficile pensare che siano tutti quarantenni soli. L’uso che ne fanno è prevalentemente finalizzato a mantenere contatti con persone che già conoscono offline (media 3.64, range 1 - 5) piuttosto che conoscere nuove persone online (media 1.97, range 1 - 5). Students view the primary audience for their profile to be people with whom they share an offline connection. Un aspetto interessante è legato ad una lieve interazione fra anno di università e desiderio di usare Facebook per conosere gente nuova: le matricole usano più spesso FB per fare nuove amicizie. Comportamento tutt’altro che disfunzionale, visto che si ritrovano in un ambiente nuovo e devono creare una rete sociale (vera).
Gli autori hanno misurato inoltre l’uso di FB con indicatori che misurano il benessere psicologico ed il capitale sociale dei partecipanti. I risultati sono in direzione contraria a quanto scrive il Corriere:
The results suggest that Facebook is indeed implicated in students’ efforts to develop and maintain bridging social capital at college, although we cannot assess causal direction. … the extent of students’ satisfaction with life at MSU was strongly correlated with bridging social capital.
Altro aspetto interessante emerge da questo passaggio:
Students reporting low satisfaction and low self-esteem appeared to gain in bridging social capital if they used Facebook more intensely, suggesting that the affordances of the SNS might be especially helpful for these students.
Tradotto: FaceBook può avere un effetto positivo sulla rete sociale e, di conseguenza, sul benessere psicologico di quegli studenti con bassa autostima. Insomma, FB è terapeutico!
Le conclusioni degli autori sono molto chiare:
Returning to our original research question, we can definitively state that there is a positive relationship between certain kinds of Facebook use and the maintenance and creation of social capital. Although we cannot say which precedes the other, Facebook appears to play an important role in the process by which students form and maintain social capital, with usage associated with all three kinds of social capital included in our instrument. … The high penetration and lack of any systematic difference between members and non-members suggests that Facebook has broad appeal, does not exclude particular social groups, and has not had a noticeable effect on participants’ grades. … we suspect that Facebook serves to lower the barriers to participation so that students who might otherwise shy away from initiating communication with or responding to others are encouraged to do so through Facebook’s affordances. … Facebook use may be helping to overcome barriers faced by students who have low satisfaction and low self-esteem.
Tradotto: FB è usato da tutti, aiuta a socializzare, soprattutto le persone altrimenti timide. Infine FB può aiutare gli studenti con bassa autostima e basso livello di soddisfazione. Gli autori concludono con una frase decisamente appropriata: “Our empirical results contrast with the anecdotal evidence dominating the popular press.” … and the so called psychological experts, mi verrebbe da dire.
Cito un ultimo articolo: Lessons from Facebook: The Effect of Social Network Sites on College Students’ Social Capital . Anche il campione studentesco studiato in questo articolo usa FaceBook massicciamente: 94%. Gli autori hanno misurato da una parte l’intensità d’uso di FaceBook e di FaceBook Groups, dall’altra indicatori come life satisfaction, social trust, civic participation e political participation. Anche in questo articolo i risultati sono interessanti. Ad esempio:
belonging to political groups in Facebook was strongly related to political participation, while belonging to civic groups was not (with the exception of student groups). With civic participation, the relationship was the opposite: belonging to civic groups in Facebook was positively associated with offline civic engagement, while belonging to political groups was not.
Insomma, gli utenti di gruppi FB di tipo politico predicono una maggior partecipazione politica, quelli di tipo civile ad una maggior partecipazione civile. Anche in questo caso le conclusioni degli autori sono chiare:
Using survey data collected at different campuses, we predicted that there were positive relationships between intensity of Facebook use and Facebook Groups use and students’ life satisfaction, social trust, civic and political participation. Our results provide consistent evidence that these positive associations exist and are not spurious. Despite the extensive demographic and attitudinal controls, Facebook use and Facebook Groups use still predict respondents’ social capital. These findings, of course, do not support the popular view that heavy Facebook users are more isolated and less connected than occasional users. In fact, the data show that the opposite holds true.
concludo, dunque, rivolgendo un appello ai colleghi psicologi e psicoterapeuti. Prima di rilasciare interviste, documentatevi. Google (scholar) is your friend.






25. October 2008 at 6:40 pm :
ciao stefano, ho letto con interesse l’articolone, e dall’esperienza empirica non posso che confermare.
e cmq: ma quale gente sola??
uno cerca dai social network un servizio che:
- ti permetta di conoscere persone nella stessa area d’interesse
- permetta di essere aggiornati su fatti/eventi degli amici e di risparmiare il telefono per organizzarsi e stare insieme
- a volte un piccolo svago, perchè comunicare un pochino mentre ci si rompono le scatole al lavoro fa bene
si vede che la tipa dell’articolo non l’ha nemmeno provato facebook!
ma oltre a fb e myspace, ci sono articoli su altri social network? volevo sapere se qualcuno contemplava virb o deviantart.
26. October 2008 at 12:05 pm :
Leggere chi scrive di qualcosa documentandosi, fa sempre piacere. Anche perchè i social network se non ci sei dentro e non li usi non li puoi capire. ottimo post, grazie
27. October 2008 at 8:35 pm :
finalmente qualcuno che pensa prima di dare fiato alla bocca. complimenti.
27. October 2008 at 8:42 pm :
@marco: non so se ci sono studi su deviant art. Davvero, ho speso poco più di mezzora a cercare qualche articolo, tanto per dimostrare che basterebbe poco per informarsi.
@catepol, @laura: grazie
15. November 2008 at 11:27 am :
…dal tono con cui è scritto l’articolo si può presupporre che tu sia uno di quelli che trascorre la maggior parte della giornata su facebook e si sente un pò “toccato” dai commenti “contro”.
15. November 2008 at 12:51 pm :
@Taz … se l’articolo del Corriere avesse scritto “attenzione, su facebook si perde tantissimo tempo” io avrei sottoscritto in pieno, perché confesso che su fb ci perdo le ore.
Ma questo, in se, non fa di me uno sfigato.
Io non posso escludere di essere uno sfigato, anche perché chi lo è non sempre è consapevole di esserlo. Sono però sicuro che buona parte degli amici che ho su facebook non lo è.
Dunque: se mi si dice che su facebook c’è qualche sfigato, non posso essere che d’accordo. Magari lo sfigato sono io. Ma che facebook sia una grande illusione è una fesseria.
28. November 2008 at 12:04 am :
[...] http://www.bussolon.it/blog/?p=171 # [...]
25. February 2009 at 11:25 am :
[...] «uomini soli» (e un po’ nevrotici), con buona pace dei Pooh e delle ricerche del settore, che dimostrano ampiamente come social network online rispecchino più o meno il grado di socialità già presente offline [...]